L’estate del calcio italiano: Calcioscommesse, violenza e razzismo

Pallone rotto, metafora del calcio attuale

La stagione calcistica conclusasi pochi mesi fa con la finale di Champions League, sembrava restituire certezze al calcio nostrano, almeno a livello sportivo. Dopo tanti anni infatti, una squadra italiana (la Juventus) raggiunge la finale della massima competizione calcistica per club. E come se non bastasse, a rinvigorire l’orgoglio italiano, anche Fiorentina e Napoli, semifinaliste dell’ultima Europa League.

Successi importanti, che Carlo Tavecchio, numero uno della FIGC, si era auto-attribuito, in virtù del suo operato svolto, senza considerare però che quei successi appartenessero solo, ed esclusivamente, alle rispettive società. Al termine di un disastroso mondiale brasiliano (che segue quello sudafricano, deludente in egual misura), l‘Italia del calcio è caduta in un baratro che sembra sprofondare all’infinito. Questa estate, si sono acuite ancor più dolorosamente  le ferite di tutto il sistema “calcio italiano”, mettendo a nudo i principali problemi del nostro paese.

Innanzitutto, partiamo dal caso Calcioscommesse. L’ennesimo caso, verrebbe da dire. Dopo Calciopoli e Last Bet, ecco arrivare la terza inchiesta nel giro di appena 10 anni, Dirty Soccer. Questa volta, i protagonisti sono stati personaggi e squadre appartenenti alle categorie minori del nostro calcio, non la più blasonata Serie A quindi, bensì Lega Pro e Serie D. Non sono però mancati i nomi illustri, come quello di Mario Moxedano e di altre persone rimaste coinvolte in questa delicata vicenda. In seguito, oltre alle retrocessioni e alle penalizzazioni, sono arrivati anche i ripescaggi, che hanno scombussolato i calendari di tutte le categorie minori, in particolare la Serie D, che partirà quest’anno con estremo ritardo. Come se non bastasse, a ciò sono seguite una serie di fallimenti, in serie, di moltissime società, alcune anche gloriose, come il Parma, costretto a ripartire dai dilettanti.

A dimostrazione che nel nostro paese i soldi scarseggiano, ma ancora di più i dirigenti bravi e capaci nel tenere in ordine i bilanci, ed evitare fallimenti come quello del già citato Parma. Spese folli però non sono mancate, in quello che può essere ricordato come il calciomercato più “drogato” di sempre. Da anni ormai non si vedevano circolare così tanti soldi tra le squadre di Serie A, con acquisti milionari, anche per calciatori appena modesti. E’ il caso del Milan, che ha sborsato la bellezza di 50 milioni per Bertolacci e Romagnoli, calciatori che in carriera non hanno mai dimostrato di valere quella cifra. Un mercato impazzito, che ha obbligato molte squadre a comprare in maniera smodata anche quei giocatori che mai, in tempi diversi, sarebbero stati pagati così tanto. Con l’avvento dei social, il calciomercato si è trasformato in un vero e proprio circo mediatico, fatto di annunci e acquisti milionari, solo per dimostrare di essere al centro dell’attenzione mediatica. Un gioco sadico, al quale però non ha partecipato il Napoli di De Laurentiis, dimostrando più oculatezza e raziocinio delle concorrenti per quanto concerne la campagna acquisti.

Insomma, un estate tutt’altro che edificante per il nostro paese, che si connota, ancora una volta, per illegalità e disorganizzazione, la stessa che si è vista nella finale di Supercoppa tra Juventus e Lazio. Uno spettacolo, se così possiamo chiamarlo, impietoso. Innanzitutto, per l’organizzazione dell’evento: non si è ancora capito il perché bisogna disputare una finale italiana in un continente straniero, che con il calcio nulla ha a che fare (in realtà, lo si è capito benissimo il perché, semplice marketing. Ma davvero la Lega ha così bisogno di liquidità?). Raccattare qualche tifoso cinese, evidentemente è un obiettivo troppo importante per la Lega, che deve essere perseguito col massimo sforzo, visto che non è la prima volta che questa finale si gioca in terra straniera. Lo stesso sforzo che è invece totalmente mancato alla Rai, che ha allestito una delle peggiori dirette televisive della storia: telecamere da quinta categoria, replay sfasati, telecronaca con problemi tecnici ed impreparata. Una disorganizzazione totale insomma, che ha visto coinvolte Lega e Rai, bersagliate dalle critiche dei tifosi, e non solo. La tv di Stato si è poi difesa attribuendo la colpa della diretta esclusivamente alla regia cinese, con il più classico degli “scaricabarile”, un vero sport nazionale ormai. Anche De Laurentiis si è fatto sentire in merito alla vicenda, prendendosela apertamente con il presidente della Lega Maurizio Beretta, parafrasandolo, senza troppi giri di parole, come un incompetente.  

Il clima, insomma, non sembra dei migliori. E lo si è capito già all’inizio dei ritiri delle squadre italiane, in particolare per le società minori, coinvolte, loro malgrado, in episodi di becera violenza. Neppure in amichevole, insomma, si può stare tranquilli. A dimostrazione che la violenza negli stadi (e a questo punto, anche nei ritiri) è un problema ancora irrisolto. E lo si evince anche dalla squalifica ridotta alla Juventus, avvenuta dopo il lancio di una bomba carta da parte dei tifosi bianconeri durante l’ultimo derby della Mole. Ennesimo episodio di violenza impunita, che si unisce anche ai cori razzisti, presenti ormai in tutti gli stadi italiani.

Il campionato ormai sta per iniziare, ma miglioramenti non sembrano stagliarsi all’orizzonte. Certo, c’è la Goal Line Technolgy, la più importante innovazione nel mondo del calcio degli ultimi anni, che cancellerà per sempre i gol fantasma, ed annesse polemiche. Ma oltre a questo utilizzo, seppur minimo, della tecnologia? Il Nulla. Gli stadi, per lo più vecchi e fatiscenti, non sono ancora stati rinnovati, se si esclude quello dell’Udinese, l’unico, vero nuovo stadio di quest’anno. Le sole novità rilevanti riguardano le nuove regole per le rose di Serie A, fortemente volute da Tavecchio, che obbligano i club ad inserire in rosa almeno 4 giovani provenienti dai vivai italiani. Regole che abbiamo già analizzato diversi mesi fa, che danneggiano, anziché valorizzare, i giovani calciatori italiani.

Tra scandali, polemiche, problemi organizzativi ed episodi di violenza, sta per ripartire per la sua 84ª volta la Serie A. Quello che un tempo era considerato il campionato più bello del mondo. Quello che oggi è considerato alla stregua di un campionato francese qualsiasi. Quello che, nonostante tutto, è il campionato più appassionante d’Europa, che non annovera tra le sue fila Messi e Cristiano Ronaldo, ma appassiona comunque milioni di italiani. Ed è per queste persone si devono trovare, una volta per tutte, delle soluzioni che possano riportare il calcio italiano ai fasti gloriosi di un tempo, agli anni di Maradona e Platini, quando i migliori campioni del mondo giocavano in Italia e non all’estero. E’ in virtù di questa speranza che, anche quest’anno, nonostante tutto, auguriamo buon campionato a tutti.

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