Allo stadio senza biglietto? Sì, per il “Re delle imbucate” è un gioco da ragazzi

Gaspare Galasso Juventus Napoli Coppa Italia
Gaspare Galasso Juventus Napoli Coppa Italia

Che abbia tratto ispirazione dalle gloriosa gesta del Principe De Curtis in “Totòtruffa” non è dato sapere, fatto sta che Gaspare Galasso – siciliano, poco più che ventenne, studente di Economia e tifosissimo del Palermo  – grazie ad una indiscussa ed indiscutibile capacità di inventare “storielle” (come le chiama lui) e ad una faccia tosta come poche è riuscito in una lunga serie di imprese ardue quasi quanto quella della “vendita” della Fontana di Trevi.

Gaspare, meglio noto come il “Re delle imbucate”, spacciandosi per calciatore o per figlio di dirigenti delle squadre che seguiva, è riuscito infatti ad entrare – rigorosamente privo di biglietto – in stadi come l’Emirates di Londra per una gara di Champions League o all’Olimpico di Roma per la finale di Coppa Italia tra Juve e Napoli – solo per citarne alcuni – passando tra tribune vip, bordo campo, panchine o addirittura  spogliatoi.

Noi lo abbiamo incontrato per capire qual è il suo segreto.

– Gaspare, come nasce l’idea di “imbucarsi” ad una partita di calcio?

“L’idea nasce perché un giorno, insieme al mio compagno d’avventure  Antonino Massei andammo a vederci Roma – Palermo (2-3). Quella volta saremmo dovuti entrare tranquillamente perché avevamo due biglietti promessi da amici calciatori ma purtroppo uno di questi dimenticò di farmi l’accredito. Così, visto che indossavamo le tute originali del Palermo e non volendo tornare a casa dopo tanta strada senza aver visto la partita, decisi che mi sarei comunque introdotto in qualche modo all’interno dell’Olimpico. Con questa idea in testa ci recammo alle porte dello stadio e con una delle mie “storielle”e fingendoci giocatori del Palermo riuscii a convincere gli addetti di turno a farci accedere al campo”.

– Ci racconti dell’imbucata più semplice e di quella più difficile?

“La più facile è stata senza dubbio la finale di Coppa Italia, Juventus – Napoli. Ero da solo davanti allo stadio con la tuta del Napoli come mio solito quando – mentre fingevo di stare al telefono – mi sono sentito letteralmente tirare dentro da una steward.  “Ah bello – mi disse la ragazza – vedi che stanno tutti dentro: te che fai qua?” E io ovviamente: “finisco di parlare al telefono ed entro! “. Così entrai all’Olimpico e dagli spalti arrivai fin sulla panchina del Napoli e poi in campo a festeggiare con la squadra come credo ormai tutti sappiano. Addirittura quella volta riuscii a farmi la foto ufficiale della vittoria con tutta la squadra azzurra e con la coppa appena vinta e mi feci anche il tatuaggio della vittoria insieme a tutti i calciatori!

Tatuaggio Napoli Tim Cup
Tatuaggio Napoli Tim Cup

La più difficile è stata invece una volta allo stadio San Siro di Milano. Erano passate appena due settimane dall’imbucata allo Juventus Stadium e quindi ci aspettavano al varco con le nostre foto segnaletiche. Quando capirono chi eravamo  tentarono di “corromperci “promettendoci l’accesso al terzo anello in cambio di un nostro post, con tanto di foto, in cui ammettevamo che al Meazza era impossibile imbucarsi! Cosa abbiamo risposto?Ci siamo girati e ce ne siamo andati!
Fortuna volle che nel frattempo stavano entrando dei carabinieri quindi con grande discrezione e senza dare nell’occhio ci accodammo a loro come fossero la nostra scorta ma ovviamente senza far capire nulla di tutto ciò ai carabinieri! Una volta entrati è stato tutto facile, come sempre”.

– Perché hai scelto spesso, da tifoso del Palermo,  di seguire proprio il Napoli? Sei un po’ tifoso anche degli azzurri?

“Ho scelto il Napoli perché se non posso più imbucarmi a seguito della mia squadra del cuore (visto che ormai mi conoscono), il Napoli rappresenta una di quelle società che si avvicinano di più alla mia in termini di calore e come tifoseria. Mi sono trovato benissimo infatti con i tifosi del Napoli che mi scrivono e che sono sempre presenti durante le mie incursioni!”.

Nell'Executive box dell'Emirates Stadium
Nell’Executive box dell’Emirates Stadium

– È vero che violare i confini del blindatissimo Juventus Stadium fece infuriare il presidente Agnelli tanto da costarti una denuncia?

“Sì, sono entrato con uno dei miei soliti trucchi anche all’interno dello stadio – fino ad allora ritenuto “inviolabile” – della Juve e c’è anche un video di Studio Aperto che può testimoniare quanto accaduto. Quell’incursione in effetti mi costò una denuncia per truffa, raggiro e violazione di domicilio che però fortunatamente si è risolta senza particolari problemi”.

Gaspare allo Juventus Stadium
Gaspare allo Juventus Stadium

– La tua inventiva è frutto di “studio” del possibile bersaglio o di pura improvvisazione?

“Tutta improvvisazione, ovviamente! In genere quando parto lo faccio con l’intento principale di andarmi a divertire: a Londra, ad esempio, andai per passare tre giorni fuori e poi mi venne in mente di imbucarmi all’ Emirates Stadium per la partita di Champions Arsenal – Napoli, riuscendoci perfettamente! In sostanza: se riesco a entrare va bene, altrimenti mi sono divertito lo stesso!”.

– Qual è la cosa più strana o divertente che ti è capitata nelle tue “imprese”?

Di cose strane ne sono capitate talmente tante da poterne scrivere un libro! Una che ricordo particolarmente è sempre relativa alla finale di Coppa Italia quando io avevo preso dallo spogliatoio della Juve i pantaloncini di Pirlo.  Lucarelli li vide e me li chiese in regalo promettendomi in cambio di farmi scendere negli spogliatoi a bere con tutta la squadra per festeggiare la vittoria. Fu un’esperienza divertentissima e indimenticabile!”.

– E’ vero che stai preparando un nuovo “colpo”? Puoi darci qualche indizio nel caso?

“Il colpo che si prepara ovviamente non si può annunciare per tanti motivi ma siccome sono buono ti do un indizio: non è col Napoli ma, vuoi o non vuoi, il Napoli c’entra comunque!”.

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