Karembeu non cantò mai la Marsigliese: i suoi zii furono esposti come bestie

La recente vittoria della Coppa del Mondo di calcio della nazionale francese pone ancora in evidenza una nazionale di calcio multietnica, che si presta ad una doppia chiave di lettura: quella favorevole alla società multiraziale come conseguenza dell’evoluzione naturale delle cose da una parte, e quelli che criticano una nazionale che in campo non rispecchia, a loro parere assolutamente, i contrasti e l’effettiva integrazione multirazziale di una Francia che ha palesato una certa difficoltà nel processo d’integrazione dei francesi di nuova generazione, provenienti soprattutto dalle sue ex colonie.

Calcisticamente parlando, questa è una storia che si è ripresentata già in passato, precisamente nella prima vittoria mondiale della Francia calcistica: quella del 1998. Quella squadra era addirittura più multietnica di quella attuale, non a caso venne battezzata come la “Legione Straniera”, un team composto da un’eterogeneità di razze impressionante che abbracciava non solo le ex colonie africane ma anche le restanti colonie d’oltremare, i paesi baschi e le nazioni dell’est europeo.

Fra le tante storie di quei calciatori spicca quella di Christian Karembeu, roccioso mediano di valore che, fra le altre squadre, ha militato nella Sampdoria e nel Real Madrid, conosciuto anche dalla platea internazionale per il matrimonio con la top model  Adriana Skleranikova. Karembeu apparteneva all’etnia kanak era originario dell’isola Lifou, nella Nuova Caledonia (Oceano Pacifico), un paradiso caraibico ma non esattamente il posto migliore per giocare a calcio, sicché il promettente Christian si trasferì presto in Francia per coltivare la sua passione.

Da lì decollò una carriera di tutto rispetto che confluì in un prestigioso palmares: vari titoli nazionali, due Coppe dei Campioni, un titolo di Confederation Cup, un titolo di Campione Europeo e una Coppa del Mondo; gli ultimi tre vinti con la nazionale francese, una compagine con la quale Karembeu ebbe un rapporto conflittuale.

Tutto nasce da un episodio precedente alla sua nascita: nel 1931 in occasione dell’Esposizione Mondiale di Parigi dove vennero esposti tutti i vanti e le bellezze delle colonie francesi, due zii di Christian furono esposti, insieme con altri Kanak, in una gabbia di ferro come se non fossero umani ma bestie, oltretutto dopo un massacrante viaggio transoceanico. Un’offesa che non poteva essere dimenticata da una tribù primitiva per certi versi, ma estremamente orgogliosa per altri e che venne tramandata a Karemebu, che accolse sì la chiamata della rappresentativa francese, ma che si rifiutò categoricamente, in tutti i suoi 53 match (conditi da un goal) con i Blues, di cantare la Marsigliese, lo storico inno francese, un affronto in piena regola alla “grandeur francese”.

Locandina dell'dell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1931
Locandina dell’dell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1931

Karembeu usò il silenzio come dissenso all’affronto ricevuto dalla sua gente, e non venne meno al suo proposito nemmeno nella serata migliore della storia calcistica francese, senza nulla togliere alla vittoria del Mondiale Russo; perché vincere il Mondiale a Parigi è l’apoteosi per lo smisurato ego dei francesi: cosa che non scalfì minimamente il suo rappresentante proveniente dalle colonie dell’emisfero australe.

Anche quella sera in uno “Stade de France” gremito da 80.000 spettatori, quasi tutti francesi, Christian Kaarembeu rimase in silenzio. L’orgoglio, il senso d’identità, l’affronto fatto alla sua gente furono sempre per Karembeu motivo di repulsione verso quell’inno; l’atteggiamento di Christian Karembeu fu volutamente sottodimensionato dai media francesi ma non sfuggì a quelli internazionali che eressero il calciatore di etnia kanak a un’icona anti-razzismo, una delle prime nell’universo calcistico mondiale.

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