Sessana-Herculaneum, Fava: “Temo il risveglio di chi sta dietro, dopo la Turris…”

Dino Fava Passaro
Al centro Dino Fava Passaro

Dino Fava Passaro non ha bisogno di presentazioni. A quasi 38 anni nella sua carriera ha realizzato un bel po’ di gol. Nella stagione 2002-2003, con la maglia della Triestina, salì alla ribalta delle cronache calcistiche nazionali per aver realizzato 21 gol in Serie B, piazzandosi al secondo posto dietro Igor Protti del Livorno nella classifica marcatori. L’anno dopo approdò in Serie A a Udine e contribuì alla qualificazione dei friulani in Champions.

Anche di questo abbiamo parlato nell’intervista esclusiva che ci ha concesso in occasione di Sessana-Herculaneum, big match dell’ultima giornata del girone d’andata di Eccellenza. É strano parlare di Eccellenza con lui che ha calcato i campi di categorie superiori, da quello di Udine a quelli di Treviso e Bologna, dall’Arechi della Salernitana alla Paganese fino a giungere in Serie D lo scorso anno a Terracina. Ma da qualche mese Fava ha deciso di sposare il progetto della squadra di Sessa Aurunca, la sua città, e fino ad oggi lo sta facendo con 7 gol.

Dino al giro di boa siete primi con ben 38 punti, vi aspettavate di ritrovarvi lassù a questo punto del campionato?

No, non ce lo aspettavamo. Eravamo partiti, anche se con una buona squadra, non per vincere il campionato, almeno la società non ce lo ha mai chiesto esplicitamente prima dell’inizio del campionato. L’obiettivo era quello di fare bene, fare più punti possibili, ma ci siamo resi conti che potevamo fare di più perché abbiamo assemblato una squadra fatta di vecchi e giovani calciatori, un mix perfetto, più un bravo allenatore e una società e un presidente che non ci fanno mancare nulla. 

La Sessana, soprattutto nelle ultime partite, non è una squadra che domina e stravince le partite, ma è cinica. I tifosi devono aspettarsi ancora questo ritmo da primo posto?

É vero, in particolare dopo la partita con la Turris siamo diventati più cinici a scapito del calcio-spettacolo anche perché gli avversari ci hanno studiati e conosciuti meglio. Cosa devo aspettarsi i tifosi? Eh, è dura perché nel girone di ritorno si fa un altro campionato. Sarà dura ma noi ora siamo là e ci proveremo.

Temi un gran risveglio di Turris o Herculaneum, rispettivamente secondo e terza?

Dopo domenica, dove abbiamo pareggiato a Volla, temo anche un risveglio della Virtus che mi ha fatto una buonissima impressione, e non solo della seconda e la terza. Credo che le prime quattro si giocheranno il campionato, anche il Volla che ora è un po’ più indietro. Prima di domenica avremmo firmato per un pareggio ma poi vedendo com’è andata la partita, ci siamo rimasti male per non aver vinto. 

Andiamo un po’ indietro nel tempo, a dieci anni fa. Il Napoli Soccer di Aurelio De Laurentiis è al suo primo anni di esistenza in serie C1 e nel mercato di gennaio tutti ti davano già a Napoli. Perché saltò quel trasferimento?

Fu la settimana più “difficile”, detto tra virgolette, della mia vita – dice ridendo – e la notte davvero non dormivo. A Udine eravamo terzi e in piena lotta per la Champions. Per me non era un problema scendere in C1 ma lasciare la lotta per la Champions sì, anche se sapevo che a Napoli c’era un grande progetto. Se l’Udinese fosse stata a metà classifica, forse… solo per questo non venni a Napoli, nonostante tutti gli amici mi chiedessero di farlo, anche Christian De Sica (amico di De Laurentiis, ndr)!

De Sica?

Sì, anche lui. Durante le festività di Natale andai a Castelvolturno. Marino mi mostrò i lavori che stavano facendo, quelli già fatti e i campi da fare. Passai due ore con lui, De Laurentiis e De Sica il quale provò anche lui a convincermi.

Ma la stampa allora ti reputava già un calciatore azzurro.

A gennaio Marino mi invitò per la partita al San Paolo con il Foggia e io andai. Fu facile pensare che ormai ero un calciatore del Napoli.

Se il Napoli avesse vinto la finale play-off con l’Avellino e sarebbe approdato in Serie B, saresti venuto a Napoli?

Sì ma a differenza del gennaio precedente non ci fu nessuna chiamata. De Laurentiis si lego al dito il mio rifiuto.

Sei pentito della scelta fatta dieci anni fa?

A pensarci, sì. Spalletti l’anno dopo puntò più su Iaquinta ma quelle sono situazioni in cui avresti bisogno della sfera di cristallo.

 

 

 

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