Imperato, vi racconto la grande Ercolanese

Giuseppe Imperato

Il suo nome è densamente legato alla città di Ercolano che ha raccontato per sessant’anni, non solo con articoli ma anche con libri. Come l’ultimo, pubblicato nel 2013, “L’altra faccia di Ercolano”, nel quale ha raccolto tanti articoli e servizi giornalistici in occasione dei cinquantotto anni di attività giornalistica. Ora, in occasione dei sessant’anni, lo abbiamo intervistato, come tante volte ha fatto lui nella sua lunga carriera. Stiamo parlando ovviamente di Peppe Imperato, storica firma del quotidiano napoletano “Roma”, ma non solo.

Peppe, con i suoi toni e modi ieratici, ha visto tanto della sua amata Ercolano e quel che vedeva l’ha raccontato, con serietà e precisione. Classe 1940, ha cominciato il lavoro di giornalista a quindici anni, firmando il primo articolo sulla sua amata Ercolanese nel gennaio 1955. Per la sua grande passione per la squadra di calcio si è fatto conoscere da più di una generazione di tifosi. In gioventù per sette anni ha indossato la divisa da carabiniere, poi tante collaborazioni con molti giornali: Il Tempo di Roma, Il Mattino, Roma, La Grande Napoli, La Gazzetta del Sud, Il Giornale di Sicilia, L’Ora, e il supplemento del Roma il Napoli Notte e la Rai di Napoli. Poi a Torino con La Stampa e lo sport con Tuttosport, la Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport. Insomma, tanto lavoro ed esperienza, seminando ottimi ricordi e buone maniere dappertutto, raccogliendo sempre stima e affetto da chiunque l’ha conosciuto.

Peppe, sessant’anni di giornalismo molti dei quali dedicati al calcio locale.

«Sì, infatti il mio primo articolo, all’età di quindici anni nel gennaio 1955, riguarda proprio l’Ercolanese che vinse 6-3 contro il Flos Carmel al “Cocozza”. Quell’anno la squadra vinse il campionato di Promozione. Mario Picciano, cui lunedì abbiamo reso omaggio dandogli purtroppo l’estremo saluto, segnò tre gol».

Quella partita si giocò al “Salvatore Cocozza” di Portici perché allora a Ercolano, anzi a Resina, come allora si chiamava la città, uno stadio non c’era ancora. Tu, come tante cose a Ercolano, hai visto nascere anche quello.

«La ricordo bene la prima partita nel nuovo stadio. Era il 21 ottobre 1963, gara del campionato di Promozione Ercolanese – Valdiano. Vincemmo 2-1. Lo stadio “Comunale” come si chiamava allora prima della tragica morte del presidente Raffaele Solaro, fu fortemente voluto da Alfonso Negro, campione olimpico nel 1938 ed ex giocatore e presidente dell’Ercolanase, allora Assessore allo Sport e vicepresidente degli Azzurri d’Italia ( l’associazione nazionale atleti olimpionici, ndr) con sede a Firenze che contribuì economicamente per ottenere lo stadio».

In tutti questi anni hai intervistato tantissime persone. Qual è l’intervista che ricordi con più affetto?

«Quella ad Alfonso Negro alla fine della stagione 1977-78, quando dopo vent’anni ritornammo in Interregionale e un’altra nel 1980 quando per la prima volta andammo in C2 sempre a Negro, morto il 7 novembre 1984, il quale disse con le lacrime agli occhi, vado a memoria, “anche in questa storia c’è il mio cuore perché morirò da granata. Non ricorderò più le mie grandi partite come giocatore olimpico o di Napoli e Fiorentina ma ricordo questa squadra perché a Ercolano ho scritto le pagine più belle della mia vita”».

E invece l’intervista non in ambito sportivo?

«La venuta a Ercolano del cardinale Corrado Ursi il 14 novembre 1968 che visitò per la prima volta gli scavi e il Vesuvio. Allora scrivevo per Il Mattino e gli feci un’intervista agli scavi. Fu molto felice e colpito tant’è che contattò il parroco Matrone telefonicamente per incontrarmi di nuovo in Curia a Napoli. Dovevo sposarmi l’8 dicembre 1968 ma ci tenne tanto a benedire le mie nozze che anticipammo il matrimonio di tre giorni così poteva essere presente nella chiesa di San Giorgio a Cremano dove mi sposai».

Per l’Ercolanese hai fatto molto, dedicando grande lavoro e tempo tant’è che portasti anche la squadra alla storica trasmissione Rai La domenica sportiva. Come fu possibile ciò?

«Allora, nel 1978, lavoravo per la Rai di Napoli. Riuscii a portare la squadra per due record mondiali che raggiungemmo nella stagione 1977-1978: l’imbattibilità del portiere Michele Esposito, 1887 minuti senza subire gol e quarantacinque gare senza mai perdere. Il Santos di Pelè stava a quarantaquattro, noi gli togliemmo il record! Poi l’anno dopo, in Serie D a Castellammare con la Juve Stabia, Schettino segnò ed Esposito fu battuto su rigore. Siccome il record delle quarantacinque partite era internazionale, arrivavano telefonate dall’estero. Fu così che parlai con il direttore della Rai di Napoli Gino Bovio e gli chiesi se fosse possibile avere un servizio. Allora ero anche inviato per la Gazzetta del Sud di Messina, seguivo gli incontri del Catania o del Messina. Per questo conoscevo Bruno Pizzul, il quale si impegnò per farci avere un servizio nella nota trasmissione andato in onda in una puntata del maggio 1978. Pizzul fece anche un altro servizio su come i tifosi dell’Ercolanese partivano dopo una settimana di lavoro con pentole e coperchi per seguire gioiosamente la squadra al campo».

Molte collaborazioni nella tua carriera ma anche una direzione.

«Nel 1974 fondai La voce vesuviana che quest’anno compie quarantuno anni. È una mia grandissima soddisfazione giornalistica. Oggi è un mensile».

Torniamo al calcio. In sei decenni nei hai visti di dirigenti e società passare per Ercolano, soprattutto negli ultimi anni quando ha regnato la provvisorietà. Ma in questa stagione, per il secondo anno, c’è la stessa società. Un giudizio su di essa e sul campionato?

«Dobbiamo solo ringraziare i presidenti Mazzamauro e Annunziata per quello che  ci offrono. Dopo tanti anni hanno portato una società veramente forte. Per quanto riguarda il campionato, che è positivo, ci sono anche amarezze perché dopo tante spese ci sono anche dei risultati negativi. Peccato per i due punti persi proprio sabato con il Gladiator. Anche a San Giorgio abbiamo regalato punti che lasciano incertezza per la disputa dei i play-off».

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