Herculaneum-Ponticelli, Piccirillo: “Sabato torno a casa”

 

Christian Piccirillo

Christian Piccirillo è un calciatore che ti resta nel cuore. Ebolitana, Aversa Normanna, Trani, Cavese, Acireale, Herculaneum e ora Campania Ponticelli. Sette piazze per prendersi la folla, perché non è vero che i tifosi chiedono sempre la vittoria a tutti costi. Il pubblico vuole soltanto quello che lui dà, l’anima.

E anche se ora corre e lotta per il Campania Ponticelli, un po’ ne ha lasciata ancora allo stadio “Raffaele Solaro” di Ercolano, dove ha giocato fino a dicembre.

Il centrocampista classe 1992 sabato pomeriggio tornerà a giocare proprio davanti ai suoi vecchi tifosi, ai quali – manco dirlo – è rimasto legatissimo. Ha confidato tutta la sua emozione ai nostri microfoni, parlando anche di molto altro.

I primi passi nel mondo del calcio li hai mossi nelle giovanili del Napoli. In quegli anni hai mai pensato di poter indossare la maglia della prima squadra?

Avevo 9 anni quando ho vestito la maglia del Napoli. Ho fatto 8 anni di giovanili fino al contratto con la prima squadra per 2 anni.

Il tuo esordio tra i “grandi” è avvenuto, invece, con la maglia dell’Ebolitana in D. Era la stagione 2010-2011 e arrivò subito la promozione in C2, qual è il ricordo più bello che ancora conservi?

Feci l’esordio in D nel 2010 con la maglia dell’Ebolitana. Al primo anno 30 presenze, vinsi il campionato e fui premiato tra i top 11 della Campania. Il ricordo più bello è stata l’ultima partita davanti a 8mila spettatori. Vincemmo contro la Forza e Coraggio e salimmo in C2. Fu una festa unica, dato che l’Ebolitana non era mai approdata nei professionisti.

L’anno seguente sei finito subito tra i professionisti con l’Aversa Normanna e poi ancora con l’Ebolitana. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra il mondo professionistico e quello delle serie inferiori?

L’anno seguente andai ad Aversa in C2 fino a dicembre e poi ritornai ad Eboli sempre in C2. Quell’anno feci 20 presenze totali e 2 gol contro Perugia e Chieti. E’ stata una bellissima esperienza, perché comunque incontri giocatori che hanno giocato in B e in A e sicuramente devi impegnarti al massimo per poterti confrontare con loro. La differenza si sa, ci sono squadre di blasone importanti che giocano davanti a 10mila spettatori e non capita tutti i giorni. Però ora calandomi in questa realtà ho scoperto che ci vuole ancora di più massimo impegno e umiltà per raggiungere di nuovo i professionisti.

Tu sei un calciatore che in campo dà sempre l’anima. Per arrivare a certi livelli conta di più il talento o la voglia di emergere e il sacrificio?

Il sacrificio sta alla base di tutto. La maglia va sempre onorata ed è per questo che vengo apprezzato, perché cerco di uscire sfinito da quel campo ogni partita.

A proposito di sacrifici, quanto ti è dispiaciuto andare via dall’Herculaneum a dicembre?

Ercolano, beh che dire. Ercolano è casa mia, i tifosi sono come fratelli per me. Mi è dispiaciuto tantissimo, perché ho sempre dato tutto il cuore in campo ed eravamo un bellissimo gruppo e tutte le partite ero sempre il primo a fare la guerra a tutti per vincere. Hanno fatto questa scelta che non voglio commentare neanche.

Il presidente onorario, Alfonso Mazzamauro, in una recente intervista ha rivelato che è stato lo staff a chiedere la tua cessione. Tu che idea ti sei fatto?

Sinceramente voglio dire solo che lì ho sempre le porte aperte, perché i tifosi sapevano che ero uno di loro e mi amavano come un resinaro doc, perché quando si suda la maglia tutte le partite la gente ti porta nel cuore ed è questo il bello del calcio, restare nel cuore della gente.

Sabato incontrerai i tuoi vecchi compagni, che partita sarà?

Incontrare i miei vecchi compagni, beh, comunque mi farà piacere rivederli, perché voglio loro molto bene avendo trascorso momenti bellissimi con loro.

Sabato incontrerai soprattutto i tuoi vecchi tifosi. Come credi sarai accolto?

Sarò accolto come un ragazzo che ha messo l’anima e sicuramente i tifosi staranno dalla mia parte.

Spesso sui social network hai mostrato un grande affetto verso i tifosi dell’Herculaneum e viceversa. Che cos’è che ti ha rapito così tanto?

L’affetto reciproco tra me e loro è nato subito. A me piacciono le piazze calde ed Ercolano non merita questa categoria. Ogni partita ti caricavano a mille e io mi gasavo sempre di più e li porterò sempre nel mio cuore, perché mi hanno dimostrato un affetto davvero come un padre a un figlio.

Quindi se sabato segni, non esulti?

Se segnerò non potrò mai esultare per rispetto di questi tifosi che sono fantastici e ti ripeto non esulterò mai perché davvero Ercolano è casa mia.

E il Ponticelli può già esultare per la salvezza?

Con il Ponticelli abbiamo fatto grandi cose. Abbiamo una società e uno staff che fanno la differenza in tutto. Sono grandi! Domenica battendo il Volla abbiamo messo un mattone sulla salvezza, ma non vogliamo fermarci qui.

Insomma, sei andato via dall’Herculaneum, ma sei capitato nel posto giusto?

Sono contento di essere andato a Ponticelli con una grande tifoseria, un allenatore che prima di essere un ottimo allenatore è un motivatore, un direttore e un presidente che non ci fanno mancare davvero niente e rifarei di nuovo la stessa scelta 100 volte. E sabato che vinca lo sport perché il calcio è la cosa più bella al mondo.

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