Pompei. Troppi disagi e carenza di personale. Ma cosa c’è dietro queste proteste?

scavi di pompei chiusi
Foto: Il Mattino

Gli scavi di Pompei lo scorso venerdì sono stati chiusi senza preavviso per un’assemblea sindacale tenuta da Filp, Fp Cisl e Unsa ed i 2000 turisti in visita alle meraviglie della città antica sono stati costretti ad aspettare per più di un’ora fuori ai cancelli. Un ennesimo episodio che ha scatenato la rabbia non solo dei visitatori ma anche dei cittadini preoccupati di dare ancora una volta un’immagine negativa della propria città.

Giovanni Faverin, segretario generale della Cisl fp, per l’accaduto ai microfoni de La Repubblica ha dichiarato: “Non solo ci dissociamo, credo che sia profondamente sbagliato che i disservizi prendano in ostaggio cittadini, turisti e clienti. E’ ora di finirla di pensare che il modo di costruire i cambiamenti sia quello di creare disagi alle persone. Bisogna prendere in ostaggio i dirigenti o i ministri che da anni impediscono investimenti e innovazione nel pubblico impiego e nei Beni culturali.

Chiusure improvvise ed atteggiamenti poco corretti sono stati i protagonisti di tante discussioni, ma cosa c’è dietro a tutto questo? Sicuramente il problema è più complicato di quanto si possa pensare.

Alla base di tutto secondo Faverin c’è una politica troppo impegnata “alle inaugurazioni che danno consenso, ma che non ha mai avuto il coraggio di riorganizzare il sistema dei Beni culturali, lasciando da anni campo libero ai lauti guadagni dei privati.

Disorganizzazione pubblica, lavoratori esasperati e carenza di organico aggravano la già tragica situazione. Per Faverin bisognerebbe riorganizzare il tutto, investire in nuove figure e nella professionalità di operatori e specialisti: Si potrebbero assumere tanti bravi giovani architetti, archivisti, storici dell’arte, restauratori, vigilanti, custodi come si fa nelle migliori realtà europee, ma di questo non si parla”.

A Pompei è ora di dare vita ad una innovazione organizzativa, non si può continuare a pensare solo ai propri interessi senza le più basilari competenze e senza controlli e interventi di contrasto alla cattiva gestione“.

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