Fenomeno ‘baby doccia’: “Facciamo sesso durante le lezioni perché ci annoiamo”

Baby doccia

Ci sono Baby prostitute che si “regalano” per una ricarica telefonica, piccole cam girls che per pochi euro si spogliano davanti ad una web cam donando i loro video hot agli utenti online e poi le “baby doccia“, così le chiamano le ragazzine, che hanno rapporti sessuali nei bagni della scuola. Ma cos’è il sesso per le adolescenti comuni e quanto conta per loro?

Ce lo chiediamo ogni qualvolta una ragazzina si vende per pochi denari o per una borsa firmata, come accadeva per le baby squillo dei Parioli. Da un’analisi attenta emerge un mondo di cui si sa pochissimo o si vuole conoscere poco, fatto di tante piccole realtà sconcertanti: posti dove si fa sesso in pieno giorno e per strada, come è accaduto di recente a Napoli, o come per le ragazze che si spogliano sul web per fare soldi facili. Ma l’ultima moda è quella delle “baby doccia”, così chiamate perché fanno sesso nei bagni scolastici, una volta al dì, come il numero medio di docce al giorno.

Questi casi erano emersi già a Milano e scoperti dal professor Luca Bernardo, direttore del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli, visitando ragazzine tra i 14 e i 15 anni. La “moda” poi si è diffusa arrivando anche a Napoli dove non si fa più sesso per soldi ma “solo per il piacere di farlo, per scoprire cosa si prova” e per sentirsi accettate, come hanno raccontato le protagoniste a Il Fatto Quotidiano.

Nina, nome di fantasia, ha rivelato in una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano una realtà inquietante: ragazzine che lo fanno durante le ore libere a scuola solo perché si annoiano. Si inizia per gioco, perché le amiche perdono la verginità molto presto e per non sentirsi “fuori posto” si decide di fare altrettanto. Nel bel mezzo dell’ora di educazione fisica arriva un messaggino sul cellulare con su scritto, semplicemente, “SSS”. “È il nostro codice. Vuol dire ‘sesso?’, tu capisci, dai l’ok e indichi a quale cambio dell’ora vuoi incontrarti”, spiega Nina.

La sua prima volta è avvenuta proprio a scuola durante un cambio dell’ora e poi dopo cosa è rimasto di questo rapporto? “C’era molta indifferenza, come se non stesse succedendo nulla, non mi faceva né caldo e né freddo, racconta la ragazza.

La cosa che più fa rabbrividire di tutta questa vicenda non è tanto il racconto di Nina e i motivi che spingono queste ragazzine a farlo, ma una sua dichiarazione che risuona quasi come una richiesta di aiuto: “Tutti quanti, soprattutto i genitori, sono convinti che questi aspetti legati al sesso o non esistano proprio o comunque non riguardino loro e i loro figli. Ma secondo me dovrebbero rendersi un po’ più consapevoli di quello che succede. E parlarne. A me per esempio avrebbe fatto piacere confrontarmi con mia madre. – continua la ragazza – Prima dicevo: non ne parlerei mai. Ma ora penso: forse avrei dovuto confidarmi, mi avrebbe potuto dare un consiglio. Serve il parere di una persona esterna, esterna nel senso che non fa parte del tuo giro, che non ti spinge a fare certe cose. Ti può aiutare a capire che non sono cose normali”.

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