“Vuoi vedere che sparo io a te? Ho preso l’arma ed è partito il colpo”. Parla l’amico di Pietro Spineto

Pietro Spineto

Una lite, un agguato di camorra, un errore, un gioco finito nel sangue: sono state tante le ipotesi formulate per far luce sulla morte di Pietro Spineto, il 19enne di Torre del Greco ucciso da un colpo di pistola.

A rompere il silenzio su questo assurdo delitto è stato Daniele, il 15enne amico della vittima che a causa di quell’arma da fuoco, forse trovata per caso, si sarebbe trasformato in un attimo in un assassino. Quest’ultimo spinto dalla madre si è costituito dopo l’accaduto e, come pubblicato da Repubblica on line, avrebbe raccontato agli inquirenti la dinamica dei fatti parlando anche di quell’amicizia che lo legava a Pietro Spineto, di quel rapporto nato in modo violento e purtroppo concluso nel peggiore dei modi: “Una spallata di troppo e avevamo fatto a botte. Qualche giorno dopo ci siamo rivisti, e abbiamo fatto pace. Da quel momento siamo diventati inseparabili. Abbiamo dormito nello stesso letto, mangiato nello stesso piatto, fatto le stesse cazzate. Pietro era il fratello maggiore che avevo sempre desiderato”.

Daniele ha poi iniziato a ricostruire ogni passo fatto quella maledetta sera: “Con Pietro avevamo deciso di andare a mangiare un panino. Io però avevo come un presentimento, come se dovesse succedere qualcosa. Mi è venuto in mente che avevo dimenticato di dar mangiare al cane di mio padre. Siamo andati insieme in vico Bufale. Pietro doveva prendere le chiavi, invece ha trovato la pistola”.

L’arma era in un calzino ma ignari del pericolo o forse in modo troppo incosciente i due hanno iniziato a giocarci: “Quando l’ho vista gli ho detto: Pietro, che fai? Posa ‘sta cosa. Se ci vede qualcuno ci picchia. Ma lui ha tolto il caricatore. I colpi dentro non c’erano. Pietro ha sparato tre volte in aria: “plat, plat, plat”. Sembrava proprio scarica. Poi ha sparato altre due volte verso di me. E ancora: “plat, plat”. Allora gli ho detto: “Scemo che sei, mi vuoi sparare? Vuoi vedere che sparo io a te? Ho preso l’arma. Neppure il tempo di premere il grilletto e ho sentito la botta. Lui è caduto. “Pietro, Pietro”, ho gridato. Ho avuto paura, ho gettato l’arma e sono scappato”.

Daniele dopo aver ucciso Pietro Spineto è corso a casa ma la mamma dopo aver appreso la notizia della morte del giovane ha subito capito che il figlio, che sarà probabilmente accusato di omicidio colposo, in quell’assurdo delitto c’entrava qualcosa.

Pietro ora non c’è più e chi lo conosceva non riesce a farsi una ragione. Il padre e la matrigna sono disperati: “Pietro era dolcissimo tutti gli volevano bene. Aveva tanti sogni, desiderava il motorino. Adesso non potrà più comprarlo. Un figlio che muore è un dolore che non si può spiegare”. Accanto al dolore di una perdita c’è anche quello di una mamma che ancora non riesce ad immaginare il figlio accusato di aver ucciso una persona: “E’ vero, ho ancora mio figlio. Ma sto male anche io come i genitori di Pietro. Vorrei andare al funerale, ma non so cosa mi aspetta”.

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