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La Napoletanità approda all’università! Arriva il primo master in Mandolino

mandolino

Nell’immaginario comune tra gli oggetti tipici dell’Italia c’è naturalmente il mandolino, uno strumento musicale che risale addirittura alla prima metà del XVII secolo, caratterizzato da quattro corde doppie accordate all’unisono e da tantissimi intarsi decorativi. Con il tempo l’uso di questo strumento, di cui ci sono davvero tanti tipi, tra cui quello napoletano, si è un po’ persa ma a quanto pare non del tutto visto che l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha deciso di recuperare lo studio del mandolino e organizzare un Master in Pedagogia della Musica. Il mandolino classico napoletano è uno degli strumenti più antichi della tradizione italiana ed è giusto che tramandare il suo utilizzo e chi meglio di un Ateneo dalla secolare tradizione negli studi umanistici e pedagogici poteva farlo.

Il Master, in collaborazione con l’Accademica Mandolinistica Napoletana, sarà rivolto a 40 laureati, anche di laurea triennale, che frequenteranno due incontri a settimana da Ottobre 2015 a giugno 2016. Le iscrizioni saranno aperte da subito fino al 30 Settembre e gli interessati potranno scaricare bando e domanda di iscrizione direttamente dall’indirizzo web www.unisob.na.it/mastermusica. Le lezioni saranno sia teoriche che pratiche e spazieranno dalla pedagogia della relazione educativa, didattica dello strumento, storia dell’organologia del mandolino, prassi esecutiva sul mandolino nelle varie epoche, tutte rigorosamente tenute da docenti di fama internazionale.

Il maestro Mauro Squillante parlando di questo innovativo Master ha dichiarato: “Nell’ambito di un’ampia prospettiva di ambito pedagogico e didattico questo Master si pone l’obiettivo di far riscoprire e valorizzazione il mandolino napoletano, universalmente riconosciuto quale espressione artistica tipica della cultura napoletana, restituendogli, però, la sua giusta collocazione quale strumento d’arte e quale componente principe dell’identità sonora della città di Napoli, liberandolo di quella patina di folklorismo oleografico di cui tuttora soffre”.

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