Anatoly come Benjamin: più napoletano di tanti napoletani

Anatoly e Benjamin

Anatoly Karol viveva a Castello di Cisterna ma era ucraino. Benjamin, senegalese mendicante del centro storico di Napoli. Due napoletani più napoletani di tanti altri nati e cresciuti all’ombra del Vesuvio. Due storie diverse per il loro epilogo ma con un unico comune denominatore: un amore incondizionato per la loro terra adottiva.

Il primo ha provato eroicamente a sventare una rapina in un supermercato, la tragica fine lo ha fatto diventare un martire della nostra società. Benjamin bloccò uno scippatore rischiando la propria pelle, per lui ci furono i riconoscimenti del sindaco De Magistris e anche un lavoro.

Provate a immaginare se i due protagonisti in queste storie avessero ricoperto i ruoli invertiti: Anatoly il ladro e Benjamin sullo scooter a scippare l’anziana napoletana. Giornali e salotti buoni della tv ne avrebbero parlato per settimane intere alimentando l’onda razzista che in Italia si sta allargando a macchia d’olio, come un tumore inestirpabile. Invece, per il martire Anatoly, pochi articoli e parole: in fondo era solo un povero immigrato!

Eppure da queste due persone abbiamo tanto da imparare: un immigrato perfettamente integrato nella società, seppur in condizioni economiche disagiate, mostra riconoscenza e spirito di protezione per una terra che qualcosa gli stava donando. Regali forse incomprensibili per tutti quelli che ci nascono, ma non per loro.

I loro gesti ai più sembrano pericolosi e incomprensibili ma hanno dimostrato di amare Napoli. Quanti napoletani quotidianamente fanno lo stesso? Non si può chiedere a tutti di prodursi in gesti epici e rischiosi, ma in ogni azione quotidiana è possibile, forse, migliorare la società nella quale viviamo: dal non gettare i rifiuti per strada, a non lasciare gli escrementi del cane per le vie e poi lamentarsi che sono sporche, dal denunciare una richiesta di pizzo,a non pagare i parcheggiatori abusivi fino a non abbracciare la malavita quando le tasche piangono.

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