Rischio criminalità: la Campania migliora, Lombardia la regione meno sicura. Classifica

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La percezione del livello di criminalità presente nella propria regione può condizionare lo stile di vita, le abitudini e gli umori di un cittadino medio. Pertanto, valutarne il valore può essere un dato efficace in vista di una potenziale analisi sulla qualità della vita.

L’Istat ha pubblicato i dati della ricerca, per regione, relativa a suddetto quesito. E rispetto agli anni precedenti, complessivamente, non ci sono alti margini di cambiamento, tuttavia alcune regioni, nel particolare, mostrano percettibili trasformazioni nelle cifre.

Se in Campania, infatti, la percezione della criminalità nel 2013 era del 36,1% nel 2014 è, invece, riconducibile al 33,3%. Il dato, statisticamente, ci dice che i cittadini si sentono più al sicuro rispetto all’anno prima. Ma il cambiamento significativo riguarda il passaggio dal 2012 al 2013, nel quale la Campania ha abbandonato, dopo anni, la vetta della classifica, situandosi, al quarto posto nel 2013 e al quinto nel 2014, ultimo anno di riferimento.

Al contrario accade in Lombardia, la quale sale dal quinto posto del 2012 al primo nel 2014 (37%2), seguita in quest’ultimo anno da Lazio (36,2%), Umbria (34,3%), e Veneto (33,6%).

Basilicata e Bolzano mantengono, durante il ventennio, le percentuali più basse nella percezione del livello di criminalità; nel 2014 infatti Bolzano registra il valore più basso rispetto alle altre aree con un 9,1%.

Particolare che nel 1998 si sono registrati, complessivamente nel paese, i livelli più alti di percezione cittadina. In Campania si è sfiorato il 50%, seguita da Lazio, Lombardia e Puglia.

Nel passaggio 2013-2014, pertanto, non si sono verificati cambiamenti sostanziali a livello nazionale, tranne per alcune regioni del nord che hanno visto un significativo aumento in percentuale: +8% a Trento e +8,1% in Friuli Venezia Giulia.

Non bisogna tuttavia trascurare che si sta parlando di livello di criminalità percepito e non di quello reale; e sono molti i fattori che contribuiscono alla percezione del singolo, come i cambiamenti socio-demografici, i flussi migratori e immigratori, compreso le dinamiche politiche collaterali.

Il dato effettivo è che, in media, risulta che il 30% dei cittadini non si sente al sicuro nella propria regione. E non è una percentuale bassa, nè trascurabile, nonostante sia in decrescita. La diffidenza e l’assenza della solidarietà civica non contribuiscono affatto alla crescita della comunità, la quale avrebbe bisogno di ben altri collanti sociali.

Tuttavia le motivazioni giuste, gli stimoli e la fiducia dovrebbero provenire gran parte dal mondo istituzionale e politico, ma sembra accada il contrario quando si assiste alla propaganda della discriminazione e dell’odio da parte di fazioni politiche non poco rilevanti nell’elettorato nazionale.

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