Senzatetto: il simbolo della povertà del paese. Ecco quanti nelle città italiane

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Pochi giorni fa, a Napoli un senzatetto è stato trovato morto a causa del freddo. Lo stesso è accaduto nella periferia di Roma ad un clochard di 34 anni. Mentre a Piazza San Pietro una senzatetto rumena è stata costretta a partorire in strada.

In seguito a tali episodi, i quali testimoniano un problema socio-economico poco trascurabile, la Coldiretti ha informato, in una relazione, circa i numeri dei senza-tetto che vivono nel nostro paese, soprattutto nelle grandi città.

Si tratta di oltre 50.700 persone, stanziate per lo più nei grossi centri urbani: le città che ospitano il maggior numero di clochard risultano essere Milano e Roma, con rispettivamente, il  23,7% nella prima e il 15,2% nella capitale. Segue Palermo con il 5,7% e Firenze con il 3,9%. Poi troviamo Torino (3,4%), Napoli (3,1%) e, infine, Bologna con il 2% dei senzatetto.

La situazione è abbastanza allarmante visto le ondate di gelo che stanno investendo il paese e che non finiranno molto preso. Molte città hanno predisposto, come Napoli, le aperture delle stazioni, ad esempio, ma questo sembra non basti. Il freddo è tanto e la costante esposizione fisica, alla lunga, è pericolosa.

Tuttavia, si tratta di un problema che diviene simbolo e facciata di una situazione ancor più preoccupante, ossia l’impoverimento degli italiani, anche quelli che una casa ce l’hanno ma non riescono a riscaldarla oppure stentano a mettere un piatto decente a tavola, ogni giorno.

Secondo le stime della Coldiretti, circa 6 milioni di Italiani (vale a dire 1 italiano su 5), non può riscaldare la propria casa; si tratta del 18% della popolazione, che sale, tuttavia, al 31,4% se ci si sposta al Mezzogiorno.

Ed è proprio al Sud dello stivale che si registra la percentuale più alta di persone con disagi alimentari: circa il 17% delle famiglie non possono permettersi, almeno ogni due giorni, un pasto proteico adeguato.

Tale dato non solo è allarmante, ma è quasi surreale se si pensa che durante l’anno, ogni italiano butta nella spazzatura, in media 76 kili di prodotti alimentari, i quali basterebbero a soddisfare le esigenze di tutte le famiglie del paese. Lo spreco alimentare, che è un problema globale e non solo nostrano, è un fattore che fa, inoltre, percepire le differenze economiche tra i vari attori sociali.

In Italia, secondo un rapporto Oxfam di settembre scorso, il 20% della popolazione detiene il 61% della ricchezza nazionale.

Senza dubbio, la presenza di notizie positive per quanto riguarda la ripresa economica, è incoraggiante. Napoli, che come abbiamo visto, tra le grandi città è quella con il numero inferiore di clochard, mostra un’attività economica che ha smesso di contrarsi, arrestando, inoltre, il ridimensionamento del reddito. Lo dice il Dossier dell’osservatorio della Findomestic relativo alla situazione del reddito degli italiani; il reddito dei cittadini partenopei resta il più basso in Italia, tuttavia, è in crescita rispetto la media nazionale.

La ripresa economica è sempre lenta e dolorosa, mietendo qua e là vittime sociali, che nella grande maggioranza dei casi, si trovano nelle file più basse della popolazione, economicamente parlando. Che la ricchezza globale è distribuita male o comunque con fortissimi squilibri, è cosa nota. Ma che le istituzioni non intervengono tempestivamente nella salvaguardia di vite umane, soprattutto nei paesi sviluppati, in cui le risorse non mancano, è cosa becera e disarmante.

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