Per il Daily Telegraph la Reggia di Caserta è “esempio di nobiltà italiana”

Reggia di Caserta

Nel 2013 il Daily Telegraph, quotidiano di spicco inglese, muoveva profonde critiche nei confronti della Reggia di Caserta: i giornalisti inglesi furono impietosi contro la nostra opera d’arte definendola “l’esempio lampante del fallimento del patrimonio culturale italiano”. E’ vero, tuttavia, che la reggia che avrebbe dovuto competere con Versailles ha versato, per anni, in una situazione di degrado ed abbandono: incuria, scandali fra i gestori, scioperi del personale, furti e vandalismo avevano riempito le storiche stanze di graffiti e desolazione.

In questi due anni, però, la Reggia voluta da Carlo di Borbone sembra essere riuscita a trovare il suo equilibrio e la regalità di un tempo, al punto da portare il Daily Telegraph ad una clamorosa smentita. Il merito è di Nikole Lakenbrink che, per un concorso indetto dal quotidiano, ha pubblicato la recensione della sua visita al palazzo durante l’ultimo viaggio in Italia: “Il nostro tour – si legge – includeva il Tunnel Borbonico. Un’altra gemma è la risposta italiana a Versailles: la Reggia di Caserta, un bel palazzo raggiungibile in pochissimo tempo da Napoli in treno. Abbiamo trascorso mezza giornata a esplorare il Palazzo e il grande giardino: anche in inverno siamo rimasti stupiti da questo bellissimo esempio di nobiltà italiana”

Reggia di Caserta

Uno stravolgimento di prospettiva che è stato confermato anche dagli ultimi dati sull’affluenza al sito raccolti nel mese di gennaio: i visitatori sono aumentati del 10% con un incremento esponenziale degli incassi pari al 20% rispetto all’anno scorso. Insomma, si respira aria di rinascita e miglioramento nelle sale borboniche. Un ottimismo che conferma anche il direttore del sito Mauro Felicori nelle dichiarazioni riportate dal Corriere del Mezzogiorno: “Certo è una bella soddisfazione e anche il segno che qualcosa sta cambiando. Il segno che nell’aria c’è un po’ di ottimismo e una simpatia crescente per la Reggia. Strano ma vero, a questo punto invito alla cautela perché è una situazione che può cambiare da un momento all’altro. L’importante è continuare a lavorare. I risultati però già parlano chiaro, lo dicono i numeri. Non un merito mio ma degli oltre 200 dipendenti della Reggia che stanno facendo sempre meglio e che lavorano bene come solo chi ha voglia di crederci può fare”.

Tuttavia, lo sviluppo della Reggia andrebbe coadiuvato da interventi organizzativi che concertino diverse attività: ad esempio potrebbe essere sviluppato un sistema ferroviario in grado di collegare in poco tempo Napoli e Caserta, come diversamente avviene fra Parigi e Versailles. “Ripeto sempre che ci vogliono più intercity – continua il direttore – Stiamo parlando di una città a poche decine di chilometri di distanza da Napoli eppure ci vogliono almeno 40 minuti. Serve un treno veloce che ci colleghi con rapidità. E tutto il giorno. E poi si dovrebbero raddoppiare le Frecce per collegarci meglio anche con il resto d’Italia. E poi c’è il mio sogno: fare in modo che la stazione di Caserta si chiami “La Reggia”. Ciò significherebbe esportare il brand Reggia su orari, tabelloni delle stazioni, biglietti. E dare forza alla stessa città. La Reggia deve essere per Caserta un motivo d’orgoglio e un’opportunità. E ancora, vogliono le navette con Capodichino per rendere la Reggia raggiungibile anche per chi arriva dall’estero in aereo. Un’opportunità per il palazzo e per i cittadini casertani, un servizio che a oggi non hanno ancora”

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