Il talco provoca il cancro alle ovaie: tribunale condanna una nota azienda

borotalco cancroLa Jhonson & Jhonson dovrà pagare 72 milioni di euro alla famiglia di Jackie Fox, una 62enne dell’Alabama, morta di cancro alle ovaie. “Il talco provoca il cancro alle ovaie” secondo il verdetto del tribunale del Missouri contro l’azienda statunitense, coinvolta nella causa civile dal figlio adottivo della donna, Marvin Salter.

Quest’ultimo, infatti, ha affermato che la madre usava sistematicamente il talco, ogni sera, dopo la doccia. Era ormai una consueta abitudine come lavarsi i denti.

Il processo è durato 3 settimane e il verdetto è stato deciso dopo 5 ore di Camera di Consiglio. I giudici hanno riconosciuto alla famiglia 10 milioni di dollari di danni effettivi e 62 di danni punitivi; dal canto suo la Jhonson & Jhonson fa sapere, come informa The Guardian, che impugnerà la sentenza, non fermandosi al verdetto. Carol Goodrich, portavoce del marchio, dichiara che quanto accaduto va contro decenni di studi consolidati circa il talco, che risulta essere un ingrediente sicuro come prova la ricerca della Food and Drug Administration e il National Cancer Institute.

Tuttavia, non è la prima volta che la Jhonson & Jhonson viene accusata in merito alla nocività dei prodotti adoperati. In passato, infatti, ci furono accuse da parte dei consumatori in merito ad uno shampo per bambini e nel maggio 2009 fu portata avanti una campagna per l’uso sicuro dei cosmetici, che spinse l’azienda ad eliminare alcuni elementi dai propri prodotti.

Tuttavia, è bene non allarmarsi circa l’uso del talco e di polveri per il corpo, le quali sono costantemente oggetti di studi e controlli. Massimo Franchi, presidente della Società italiana di Oncologia ginecologica informa: “non scateniamo il panico, per favore. Sarebbe come dire che chi va in macchina tutti i giorni per 200 chilometri rischia di morire più di chi la usa per fare il giro dell’isolato nel weekend” riferendosi all’uso costante di talco, quotidiano e ripetuto.

Inoltre, è l’uso in prossimità dei genitali che può, alla lunga, generare una patologia tumorale, come alcuni studi statunitensi hanno dimostrato su un campione di 66mila donne.

 

 

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