Esercito nella Terra dei Fuochi: il fallimento dello Stato Italiano

terra dei fuochi

Il Governo ha dato parere favorevole all’impiego dell’Esercito nella Terra dei Fuochi. Gioacchino Alfano, sottosegretario al Ministero della Difesa, è apparso entuasiasta nel vedere “le forze politiche, una volta tanto, tutte d’accordo, o quasi, nell’offrire soluzioni concrete per risolvere un problema specifico”.

Com’è noto non è la prima volta che lo Stato Italiano ricorre a questo strumento: Nel 1997 Giorgio Napolitano da Ministro dell’Interno inviò l’Esercito a Napoli a contrastare la Camorra, e nel 2008 Maroni, nelle stesse vesti, lo imitò; il medesimo anno il Ministro della Difesa La Russa se ne servì come supporto nelle piazze a Polizia e Carabinieri, mentre Berlusconi lo adoperò come netturbini per l’emergenza rifiuti in Campania ripetendo l’operazione nel 2011. Nel 2009 Letizia Moratti li avrebbe voluti per contrastare una nevicata abbattutasi su Milano, arrivarono invece in Val di Susa nel 2011 per difendere i cantieri dai comitati NO TAV.

Esercito

Evitando di discorrere sull’effettiva utilità pratica di quelle decisioni (che in alcuni casi appare chiaramente nulla, quando invece ne è evidente l’uso propagandistico), quello che lascia perplessi è il fatto che guardando gli altri Paesi cosiddetti “civili” (denominazione data da queste Nazioni a sé stesse), gli Stati di diritto cui l’Italia sostiene di far parte, ci accorgiamo che non ci penserebbero nemmeno lontanamente a fare un simile uso dell’Esercito. La criminalità, la questione dei rifiuti, gli eventi naturali si devono affrontare e prevenire con altri strumenti concepiti appositamente per la risoluzione del singolo problema: le mafie si affrontano con l’educazione e con il supporto ai cittadini e agli organi che le combattono, le emergenze rifiuti si evitano con una gestione adeguata di raccolta e smaltimento, gli eventi naturali formulando aprioristicamente piani di intervento ordinari e straordinari. Sembra la Fiera delle Banalità, ma in Italia questo non succede. Le mimetiche in strada sono immagini da guerra civile, da Paese occupato, da colpo di Stato, da regime totalitario, non da democrazia.

L’Italia, con questo ricorrere costante sin dalla sua Unità a interventi e legislazioni di emergenza, cosa rilevata e criticata da osservatori e studiosi di tutto l’Occidente da almeno un secolo, si manifesta sempre di più come uno stato fallito, un capofamiglia che non conosce nulla di quanto avviene a casa propria e messo sempre di fronte alle nefandezze accadute, cui non sa dare soluzione e che non si applica per prevenirle; lo Stato Italiano è colui che sta fermo a guardare le tegole che cadono e poi incolpa il Fato se il tetto gli crolla in testa.

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