Michele Placido: “Gomorra? Il Nord più corrotto del Sud”

Placido

È avvenuta a Polignano a Mare la presentazione del film “Io che amo solo te – La cena di Natale” al termine dell quale Michele Placido, a chi fa notare il rischio che può costituire per l’immagine del Sud Italia portare sul grande schermo personaggi meridionali un po’ indolenti, svogliati o sempre a caccia di una scorciatoia come in Quo Vado di Checco Zalone, risponde “A volte certe storie diventano metafora non solo del Paese o della regione in cui si collocano, ma penso anche del mondo”. È lo stesso Placido, infatti, a far notare che lo stesso discorso sullo stereotipo del meridionale potrebbe valere anche per la serie Gomorra: “Potrebbe farmi la stessa domanda in questo caso», dice al Corriere del Mezzogiorno.

L’attore pugliese ha poi aggiunto “Al Nord se la passano peggio. Credo ci sia più corruzione al Nord e soprattutto c’è più corruzione dove veramente c’è più produttività: se pensiamo a Roma, con mafia capitale; se pensiamo a quel che è successo all’Expo. Qui probabilmente manco siamo capaci di rubare come rubano da altre parti. Questa è la verità”.

Infine, Placido ha raccontato un po’ del film “Io che amo solo te – La cena di Natale è una commedia. Qui si parla di indolenza. Mi fa ricordare un po’ I Basilischi della Wertmuller, con questi ragazzi incapaci di costruire il proprio futuro. Però credo che la Puglia, da questo punto di vista, contraddica questa immagine».

In merito alle critiche ricevute da Don Mimì, il personaggio interpretato da Placido, l’attore risponde “mi si è fatta l’osservazione che il commerciante Mimì quando paga lo fa in contanti e quindi in nero. Vabbè, ma questa è una notazione negativa del personaggio, non stiamo dicendo che don Mimì è una persona perbene. C’è la satira, c’è l’appunto di un certo tipo. La positività al cinema non esiste quasi mai o anche nei romanzi dei grandi scrittori, da Dostoewskij a Shakespeare, l’aspetto negativo dell’uomo è sempre messo o in berlina, come in questo film, o drammatizzato in storie molto cupe, molto truci”.

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