A Napoli il chirurgo opera col Tom Tom. La prima volta in Italia

Operazione

Grandi cervelli, grandi menti, grandi personalità che la nostra terra continua a partorire ogni giorno, nonostante le difficoltà.

Il primato di cui vi parliamo è quello raggiunto dall’équipe dell’Ospedale Monaldi di Napoli guidata da Franco Corcione, presidente della Società italiana di chirurgia e pioniere della laparoscopia. Un chirurgo capace di operare “col Tom Tom”, una tecnologia molto simile al navigatore usato nelle nostre automobili, utilizzata a Napoli per la prima volta in Italia e per la seconda volta in Europa.

Prima del medico partenopeo è stato solo il francese Jacques Marescaux, dirigente del centro universitario Ircad di Strasburgo. In pratica si tratta di un dispositivo in grado di “guidare” la mano del chirurgo all’interno del corpo umano.

Il professor Corcione spiega a Repubblica.it che con questa tecnologia è possibile programmare il percorso dell’operazione chirurgica da un punto A di partenza al punto B di arrivo, sapendo prima quello che si può trovare lungo la strada.

Guidare non è difficile quanto operare – afferma il primario – e l’approccio mininvasivo aumenta sicuramente le difficoltà: la percezione della profondità è drasticamente ridotta, il campo visivo è limitato e il senso del tatto solamente trasmesso da uno strumento. Eppure, oggi, questi ostacoli possono essere affrontati meglio grazie alla realtà aumentata. Significa che le immagini radiologiche (Tac o Risonanza magnetica) consentono all’operatore di procedere passo passo, senza il rischio di sbagliare e prevenendo così gli eventuali ostacoli“. Si basa su due procedimenti: la visualizzazione tridimensionale delle strutture anatomiche e della patologia e la registrazione live di ciò che sta avvenendo all’interno del corpo umano mentre il chirurgo opera.

Questo intervento chirurgico è stato effettuato su un paziente napoletano che soffriva di”diverticolite complicata del colon”, una malattia di cui soffre oltre il 40 per cento della popolazione sopra i 60 anni. “I risultati ottenuti sono incoraggianti – conclude Corcione – la rielaborazione digitale ci ha permesso di programmare con esattezza l’intervento da eseguire, valutando le eventuali anomalie anatomiche. È vero, siamo ancora in una fase sperimentale, ma l’auspicio è che la tecnologia diventi un supporto di routine in chirurgia generale e oncologica“.

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