Autostrada Brebemi: lo Stato spreca milioni di euro, ma non ha soldi per il Mezzogiorno

Brebemi
Autostrada Brebemi

Esattamente due anni fa, l’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, e il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, inauguravano festanti la Brebemi: una tratta autostradale di 62 km fra Milano, Bergamo e Brescia. L’investimento, dal costo iniziale di 800 milioni di euro, sarebbe stato sostenuto esclusivamente da imprese private, senza pesare minimamente sulle tasche dello Stato e, quindi, di noi contribuenti. Un progetto idilliaco al punto da essere apprezzato dal nostro attuale Premier come un vero e proprio regalo lasciato da questi elargivi privati all’intera comunità.

Troppo idilliaco, probabilmente, visto che la Brebemi è diventata presto una spina nel fianco per gli investitori e per lo Stato. I più maliziosi, già al tempo, pensarono che la nuova tratta fosse fondamentalmente inutile visto che le rotte preesistenti già coprivano quella della nuova opera, tuttavia le stime iniziali contavano un bacino di utenza di oltre 80 mila vetture al giorno. Eppure, al giorno d’oggi, le persone che beneficiano della colossale opera sono ben poche rendendo, di fatto, la Brebemi, un’autostrada fantasma.

Colpa, forse, del costo esorbitante da pagare ai caselli, il doppio rispetto a qualunque altra autostrada, oppure delle ditte delle “Aree di Servizio” che, non credendo nel progetto, hanno lasciato la tratta sprovvista di qualsiasi punto di ristoro o rifornimento di carburante. Così, in pochi mesi, “l’autostrada finanziata completamente da privati” è arrivata a costare 2 miliardi e mezzo scatenando il panico fra gli investitori e costringendo lo stato a mettere mano alle tasche dei contribuenti per mandare avanti la salata iniziativa.

Secondo i dati riportati da Repubblica, la somma di denaro pubblico speso sulla Brebemi si aggira intorno ai 320 milioni di euro. Milioni per una tratta considerata da tutti inutile, milioni per un’opera che non doveva costare nulla, milioni che potevano risolvere problemi seri nel settore trasporti, specialmente al Sud Italia pur senza dimenticare alcune zone altrettanto arretrate al Centro e nello stesso Nord. Senza considerare il problema degli investimenti pubblici nelle ferrovie meridionali, di cui abbiamo già parlato, di fronte ad un’autostrada tanto costosa quanto inservibile al Nord, il pensiero va subito alle autostrade del Sud.

Basti pensare all’inferno a cui si va incontro percorrendo la Salerno-Reggio Calabria, di cui è stata annunciato il completamento entro l’anno tra le risate dei giornalisti, che da più di un ventennio aspetta una concreta rivalutazione. Prima di compiere questi costosi ragguagli per il Nord, bisognerebbe ricordare che la Cassa del Mezzogiorno, nata per adeguare le infrastrutture carenti del meridione, ha assolto al suo compito soltanto nei primi 15 anni della sua esistenza, creando tutte le tratte ferroviarie ed autostradali che usiamo ancora oggi, nonostante l’usura e l’arretratezza. In Sardegna non esistono linee autostradali.

Eppure, leggendo i rapporti Svimez degli ultimi vent’anni, possiamo notare che la maggior parte degli investimenti della Cassa del Mezzogiorno sono andati ad imprese del Nord, vanificando, di fatto, il suo primordiale scopo. A questa particolare discrasia, si è aggiunta anche la Legge Obiettivo del 2001 che ha destinato il 52% di investimenti per le infrastrutture al Centro-Nord e la rimanente parte al Sud, nonostante lo stato di bisogno in cui versava e versa tutt’ora la nostra terra. Come se non bastasse, solo il 6% di questi investimenti è andato, effettivamente, in porto. I cittadini del Mezzogiorno, inoltre, contribuiscono alle tasse nazionali per il 24% del totale, ricevendo però soltanto il 19% delle risorse.

Questi dati riassuntivi sono sufficienti a dare ancora maggior peso al fallimento della Brebemi. I 320 milioni, per ora, non pesano sul Governo, non pesano sugli investitori, ma pesano ancora una volta sugli italiani, maggiormente su quelli del Mezzogiorno, penano sulle spalle di chi, per tornare da lavoro, è costretto a viaggiare su strade dissestate e fatiscenti, pesa a chi rimane imbottigliato in ingorghi infiniti, pesa alle famiglie di chi non è mai tornato a casa perché “si trattava di una tragedia annunciata, quel tratto è sempre stato pericoloso”.

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