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Napoli. Racket, manager dei supermercati Decò: “Costretto a vendere il pane della camorra”

Decò

Un mese fa, precisamente il 27 giugno, i carabinieri della Squadra Mobile di Napoli, insieme alla Guardia di Finanza, hanno arrestato in un blitz 24 affiliati al clan Lo Russo, smascherando un vastissimo racket sul mercato del pane. Dalle indagini è emerso che i panifici gestiti direttamente dalla famiglia camorristica detenevano il monopolio assoluto sul rifornimento di importanti catene di supermercati. Così, il 7 luglio, anche il manager dei supermercati Decò è finito avanti agli inquirenti.

Le sue dichiarazioni, con nomi e cognomi di affiliati e dei forni coinvolti, sono state molto utili per le Forze dell’Ordine ed i verbali di questa testimonianza sono stati pubblicati sul Corriere del Mezzogiorno.Sapevo che i forni dai quali mi rifornivo erano della camorra e sapevo che le persone con le quali io mi rapportavano erano affiliati, figli o parenti dei boss. – dichiara – Eravamo costretti a comprare il pane a 0,25 centesimi in più al chilogrammo senza poter fare il reso di quanto era stato invenduto”

La Camorra fissava anche il prezzo, ovviamente maggiorato, al quale il pane doveva essere venduto negli esercizi di tutta Italia: un 1,30 al chilogrammo per il pane e 0.75 per un sacchetto di panini”. Continua il manager: “Sino ad oggi ho avuto rapporti di lavoro per la fornitura del pane con i forni “Oro Bianco” che so essere di proprietà di Anna Gargano detta Annalisa (moglie del boss Antonio Lo Russo, ndr), un forno di cui non ricordo il nome del quale era proprietario Vincenzo Lo Russo, figlio di Domenico (il boss in carcere, ndr), “Antico Panificio” di Gaetano Milano, e “Panificio Lombardi” di Antonio Lombardi. Tutti questi forni sono riconducibili alla famiglia Lo Russo”.

L’uomo racconta anche di una vera e propria estorsione avvenuta ai suoi danni da parte di un esponente di spicco dei Lo Russo, Giulio De Angioletti, oggi in carcere in seguito al blitz di giugno: “Era il 2015 ed è venuto a trovarmi al punto vendita di via Toscanella. Voleva da me un regalo che diceva essere un prestito personale. Io gli diedi dei soldi, non ricordo con precisione quanto, ma si trattava di qualche migliaia di euro che io non volevo dargli, in quanto gli dissi che la mia società in effetti già faceva un regalo a loro pagando un prezzo superiore per l’acquisto del pane ai loro forni. Conoscevo quella persona da almeno 25 anni perché siamo dello stesso quartiere, conosco i suoi trascorsi con la legge e sapevo che era vicino ai Lo Russo”.

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