Qualiano. Il biglietto straziante di Fabio, suicida: “Mi ha ucciso la precarietà, addio”

fabio-de-muroLa storia di Fabio è la storia di tanti giovani e meno giovani in cerca di un piccolo angolo di mondo in cui avere la possibilità di realizzarsi ed essere se stessi. L’Italia però, questa Italia, non ha angoli, ma solo spigoli dolorosi contro cui andare a sbattere. Quello di Fabio De Muro, morto suicida ieri a Qualiano (NA), era un ostacolo invalicabile. Il suo sogno, fare il vigile del fuoco, si era infranto contro la legge italiana, che permette di partecipare al concorso solo agli under 37. Lui, di anni, ne aveva 41, e alle spalle anni e anni di lavoro precario, al Nord, in attesa di un’occupazione stabile, mai arrivata.

Fabio, prima di uccidersi, ha lasciato un biglietto, ritrovato dagli agenti in un’auto situata nei pressi del luogo del suicidio, in cui si comprendono le ragioni del suo gesto: “Auguro a tutti i miei colleghi precari di poter diventare stabili al più presto. Io sono un prigioniero della precarietà. Addio”. Si è ucciso indossando la sua divisa da vigile del fuoco, una seconda pelle per lui, che avrebbe voluto indossare per tutta la vita.

Quella di Fabio è la storia di chi si arrende, di chi smette di credere che ‘domani andrà meglio’. Perché nel nostro Paese la speranza è solo un concetto filosofico: se non hai le spalle coperte, o la spinta giusta, le prospettive sono demoralizzanti. Quasi per tutti.

Nella nostra regione, poi, la situazione raggiunge il picco di negatività: la Campania, infatti, è maglia nera per suicidi scaturiti da ragioni economiche. 

E, mentre la politica fa a ‘botte’ in tv e nelle piazze con sermoni finti e costruiti ad arte, pavoneggiandosi con dei numeri ma nascondendone altri, gli italiani continuano a soffrire, e a morire, giorno dopo giorno, nell’indifferenza quasi totale. Cosa chiedono, in fondo, se non una possibilità? Se non un po’ di dignità?

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