Attenzione ai selfie con gli amici su Facebook: si rischia il carcere. Ecco perché

selfieScattare un selfie con i propri amici è diventato ormai un atto quotidiano per quasi tutti quelli che bazzicano nel mondo dei social network. Nessuno, però, pensa che anche in questo automatismo ci sono notevoli rischi. Quali? Il carcere, per esempio! E no, non stiamo scherzando.

A dirlo è la legge: se pubblichi su Facebook un selfie con un’altra persona che non ti autorizza a farlo, rischi pene molto severe. L’articolo 167 del decreto legislativo numero 196/2003 (cd. codice privacy) sanziona infatti il reato di illecita diffusione dei dati personali. Questa norma punisce tutti coloro che violano tale codice e che eseguono un trattamento dei dati personali difforme alle disposizioni dettate in materia, con l’obiettivo di trarre per sé o per altri un profitto o di recare un danno ad altri.

Ovviamente, perché questo comportamento abbia un risvolto penale deve esserci un dolo specifico.

Le sanzioni variano a seconda dei casi, ma comportano sempre la reclusione: se il trattamento avviene in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130 o in applicazione dell’articolo 129 la sanzione è quella della reclusione da sei a diciotto mesi se dal fatto deriva nocumento o da sei a ventiquattro mesi se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione. Se invece sono violate le disposizioni di cui agli articoli 17, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 25, 26, 27 e 45 la reclusione, se dal fatto deriva nocumento, è da uno a tre anni.

Comunque, affinché il reato possa considerarsi consumato basta che ne derivi un danno, mentre non è necessario che si realizzi il fattore perseguito dall’autore dell’illecito.

Ovviamente, qualora il danno costituisse reato più grave (come ad, esempio, in caso di stalking), anche la pena sarebbe diversa.

Attenzione, quindi, a cosa e chi pubblicate su Facebook e su altri social network. Il mondo del web è un’arma a doppio taglio e potrebbe rivoltarvisi contro quando meno ve lo aspettate…

Fonte Studio Cataldi.

Potrebbe anche interessarti