Sangue di San Gennaro: miracolo o reazione chimica? Il vero prodigio di Napoli

miracolo sangue san gennaroIl miracolo di San Gennaro è una reazione chimica? Può darsi, è probabile, ma siamo nel 2016 e nessuno ancora è riuscito a dimostrarlo scientificamente ed incontrovertibilmente. Ci hanno provato Raimondo di Sangro, il Principe di Sansevero, teologi e scienziati che in un primo momento sembravano aver trovato il trucco, ma poi non hanno saputo conferire alla loro pozione una caratteristica fondamentale: la riproducibilità nel tempo del fenomeno di scioglimento e coagulazione. Diverse analisi spettroscopiche condotte dal Cicap sono arrivate alla conclusione che nelle ampolle vi sia sangue umano, seppur con delle riserve: al contrario, non è mai stato dimostrato che non vi sia sangue umano.

L’espediente del Principe di Sansevero faceva in modo che, capovolgendo la teca da egli costruita, colasse del mercurio all’interno dell’ampolla dove aveva messo una sostanza coagulata di colore rosso, la quale si scioglieva al contatto: il problema era però separare il mercurio dalla sostanza che imitava il sangue, per farla ricoagulare, senza aprire l’ampolla dato che quelle originali del Santo sono chiuse ermeticamente. L’esperimento del Principe, in ogni caso, non intendeva dimostrare che il prodigio di San Gennaro fosse una menzogna, bensì soltanto di imitarlo per curiosità scientifica. Altri esperimenti erano simili a questo o si servivano del calore, ma tutti non riuscivano a riprodurre l’alternanza prolungata nel tempo di scioglimento e coagulazione.

Nel 1991 la prestigiosa rivista Nature ha pubblicato un articolo da parte di tre ricercatori italiani – Sergio Della Sala, Franco Ramaccini e Luigi Garlaschelli – che rendeva conto di un esperimento riproducente il prodigio di San Gennaro da essi condotto e andato a buon fine. Costoro spiegavano il miracolo attraverso la tissotropia, cioè la proprietà di alcuni gel di assumere lo stato liquido agitandoli o sottoponendoli a vibrazioni, per poi ricoagularsi una volta cessata la vibrazione. Effettivamente l’ampolla del sangue di San Gennaro riceve delle vibrazioni quando viene presa dal vescovo o dall’abate per constatare l’avvenuto prodigio.

La sostanza messa a punto dai tre era composta di elementi rinvenibili nel IV secolo d.C. nei pressi del luogo dove il vescovo venne decapitato. Il gel, tuttavia, non conteneva emoglobina e perdeva le sue proprietà dopo soli due anni, mentre la storia ci dimostra che il prodigio si verifica da secoli. Lo stesso Luigi Garlaschelli ha ammesso di non essersi preoccupato che quel gel conservasse le sue proprietà così come, però, di sigillare in maniera perfetta le sue ampolline. D’altro canto bisogna ricordare come, a volte, il sangue resti coagulato nonostante le ampolle vengano mosse (non abbastanza, rispondono alcuni) o si presenti già sciolto al momento di aprire la cassaforte che lo custodisce.

La stessa Chiesa Cattolica non ritiene che si tratti di un miracolo, ma “soltanto” di un prodigio non spiegabile scientificamente con le conoscenze attuali. Non è sicuro, al contempo, che in futuro il fatto diventi dimostrabile.

Il miracolo di San Gennaro è perciò un mistero, ma prima di tutto un simbolo e una speranza in cui il Popolo Napoletano crede ancora fermamente, o al quale ha bisogno di credere. San Gennaro è il santo più conosciuto e venerato al mondo, rappresenta la città di Napoli fino ad identificarsi con essa, alla quale (e non alla Chiesa) appartengono il Tesoro – il più prezioso al mondo – e la Reale Cappella costruita in virtù di un vero contratto alla presenza di un notaio, stipulato tra il santo ed i Napoletani. Tutti i sovrani, perfino Napoleone, si sono inginocchiati e hanno donato qualcosa a San Gennaro.

Il vero miracolo di San Gennaro è quello di andare oltre il prodigio, lo scetticismo, la fede, le polemiche, le ingiurie. Da sedici secoli le sorti di Napoli sono le stesse di quelle del santo: non vi è stato un solo evento che abbia coinvolto l’una senza coinvolgere l’altro e viceversa. Omaggiare San Gennaro, seppur laicamente senza tenere conto della veridicità o meno del suo prodigio, significa omaggiare la città, la sua cultura, la sua storia: senza San Gennaro Napoli non sarebbe la stessa, o forse San Gennaro è una conseguenza necessaria dell’essere Napoletano. San Gennaro è identità. Il suo sangue è il sangue stesso di Napoli, null’altro che non sia sangue può rappresentare meglio questa città sia nel bene che nel male.

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