Denunciò il pizzo alla Duchesca: migliaia di “like” su fb, ma la salumeria è vuota

Napoli – Siamo abituati, ormai, ai fuochi di paglia mediatici: casi che per qualche giorno invadono le bacheche dei social network e gli speciali televisivi per poi sparire nel più lontano dimenticatoio. Fino a quando questo succede con fenomeni da baraccone, scandali più o meno interessanti e “video virali”, la cosa resta fine a se stessa. Quando, però, si tratta di argomenti seri che riguardano persone, vite e giustizia, la vanità del nostro tempo sembra ben più grave.

Così, quando il salumiere della Duchesca Ciro Scarciello ha scelto di denunciare pubblicamente le prevaricazioni e le illegalità di quel quartiere, quando in seguito ai fatti di cronaca ha voluto alzare la testa in aiuto della giustizia, televisioni, giornalisti, politici e l’onnipresente Saviano hanno scelto di dargli attenzione, di riportare le sue affermazioni elogiandolo come un eroe simbolo della Napoli che resiste. Improvvisamente tutti si accorsero che i commercianti pagano il pizzo, che si spaccia alla luce del sole e che chi non rispetta le regole rischia la vita.

Succedeva la settimana scorsa, non un anno, non un mese, solo una decina di giorni. La memoria a breve termine della nostra società ha già accantonato Scarciello e la sua presa di coraggio. Nessuno si chiede se il salumiere abbia subito conseguenze e minacce dopo il suo intervento, escludendo i milioni di “like” virtuali nessuno è realmente andato da lui per stringergli la mano e guardarlo negli occhi. Al massimo, chi è andato da lui l’ha fatto per minacciarlo di morte. L’omertà strisciante ha, addirittura, fatto in modo che la gente si tenga bene alla larga dalla salumeria anti-racket per non rischiare di sembrare coinvolta nella protesta.

Luigi Leonardi ha descritto sul suo profilo Facebook il dolore e la solitudine in cui versa attualmente il salumiere: “In una salumeria il silenzio alle 12:30, non dovrebbe esserci. Ed invece nella salumeria Scarciello alla duchesca, il silenzio la fa da padrona. Un silenzio che conosco molto bene. Il silenzio di chi non vuole avere più nessun tipo di contatto con te. Quel silenzio oggi mi ha gelato il sangue. Cosi come mi hanno gelato il sangue le lacrime di Ciro Scarciello. Si, Ciro ha pianto. Ha pianto con me, con un perfetto sconosciuto. Ha pianto da uomo pentito di aver gridato la sua disperazione nelle telecamere. Ha pianto per il futuro dei suoi figli. Ha pianto per la solitudine. Ha pianto per le minacce ricevute dopo l intervista.

“Questo gli hanno lasciato dopo l’ attenzione mediatica, dopo la famosa guerra dei like. Il vuoto! Ed in quella guerra , come sempre succede, sul campo di battaglia le vere vittime siamo sempre noi, i cittadini perbene. Ed ora? Ora che tutto tace
Dove sono le telecamere di chi l ha visto? Dove sono i post di Saviano? Dov’è il Sindaco, gli assessori alla legalità, le istituzioni preposte? Ora che Ciro ha bisogno di non sentirsi solo, disperato più che mai, dove sono i vostri post? Ora che ha perso la vicinanza di un popolo che sceglie sempre di isolare per codardia e paura.”

“Un popolo che ha normalizzato la camorra nel quotidiano, le persone per bene, quelle che ti dicono “ben fatto”, “non ti arrendere” fino a quando il problema non tocca loro, le pacche sulle spalle dove cazzo sono? Ora che Ciro teme per la sua incolumità e quella della sua famiglia, i giornalisti dove sono? Al contrario, paradossalmente, fuori quella salumeria, tutto procede come prima. Ci sono distese di extracomunitari che delinquono a cielo aperto, che continuano a vendere merce contraffatta in barba ad almeno 4 reati penali. Ci sono le vedette dei clan che controllano chi paga e chi no. Ci sono le piazze di spaccio dei senegalesi.”

“C’è la normalità insomma. Ed è proprio in quella normalità che Ciro Scarciello diventa “l’anormale”. Cosi come lo diventa chiunque per disperazione o coraggio, si ribella a questo sistema, a questa guerra dove non si riesce più a capire nemmeno chi sia il nemico. Ed allora – conclude con un appello – alla vigilia della convocazione in questura di Ciro, per persona informata sui fatti, una domanda la voglio fare ed è sempre la stessa. Lo stato dov’è? I giornalisti dove sono? Di quelle lacrime siete responsabili voi e nessun altro.”

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