Video. Venezia, immigrato annega nel canale: la gente lo insulta invece di salvarlo

Venezia – Si parla sempre più di una società che sta perdendo i valori, di come un “like” su Facebook valga più di qualunque altra cosa, di quanto stiamo scivolando verso la totale insensibilità. Teatro di questa degenerazione è il web, dove le persone dànno il peggio di sé stessi nella totale impunità, lasciandosi andare, ad esempio, in offese razziste e sessiste. Cosa succede, però, quando il cinismo di internet si riscontra anche nella vita reale? Cosa accadrebbe se di fronte ad una tragedia la gente pensasse solo a commentare acidamente, criticare ed offendere?

La prova, purtroppo, è arrivata a Venezia. Un uomo è affogato nelle acque del Canal Grande, in mezzo a centinaia di persone: nessuno fra queste centinaia ha sentito l’impulso di tuffarsi in acqua per salvarlo, niente panico, niente corsa a chiamare i soccorsi. Smartphone a riprendere la scena, domande sulla veridicità o meno del gesto, commenti razzisti, offese e qualche fiacco invito a lanciargli un salvagente.

Non importa che, probabilmente, Pateh Sabally, il nome della vittima, si volesse suicidare; non importa nemmeno parlare del colore della sua pelle, della sua storia da migrante, dei suoi sogni, dei sacrifici e delle speranze. Queste sono cose che interessano solo alle decine di razzisti che ieri lo guardavano affogare e gli urlava “Africa!”. Ciò che dovrebbe colpire è che un uomo è morto avanti ai suoi simili e che il massimo impegno per salvargli la vita è stato lanciargli qualche salvagente.

Certo, nessuno può essere incolpato per questa morte, nessuno aveva l’obbligo di tuffarsi eroicamente nell’acqua ghiacciata, ognuno dei presenti avrà avuto qualche buona ragione per non bagnarsi. Una buona ragione potrebbe averla anche un bagnino presente sul posto che, come dichiara il direttore della sezione di Mestre della Società nazionale di salvataggio Dino Basso, si stava tuffando, ma è stato fermato da una signora che gli urlava “Sta fingendo!”. La vita di Pateh, il suo cadavere ripescato fra le gondole, non pesa su nessuno… “solo” su tutta la nostra società.

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