Sulla discarica di Chiaiano l’ombra della camorra, della politica e della massoneria

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La Camorra per anni ha gestito il traffico illegale di rifiuti mai ai “padroni” di Marano una discarica così vicino a casa non piaceva, A raccontarlo il pentito Roberto Perrone le cui dichiarazioni sono state raccolte in uno dei verbali riguardanti la maxi inchiesta che nelle ultime ore ha portato numerosi arresti e denunce.

I Polverino hanno cercato un intervento anche politico per impedirne l’apertura”, racconta Il collaboratore di giustizia, mentre riferisce  particolari inquietanti sulla vicenda. Pare infatti che il boss Giuseppe Polverino avrebbe contattato perfino l’ex presidente della Provincia Luigi Cesaro, tuttora parlamentare di Forza Italia, e suo fratello Raffaele. Un contatto che sarebbe costato minacce ed insulti al politico. Si legge nel verbale “che il Polverino avrebbe apostrofato malamente Raffaele Cesaro e il fratello Luigi proprio ricordando il fatto  che l’apertura della discarica di Chiaiano aveva portato danni al clan e che essi, evidentemente, non lo avevano impedito“. Attualmente i Cesaro non sono ancora stati messa sotto inchiesta, in quanto le parole del pentito devono ancora essere verificate.

dalle dichiarazioni emerge che  a far tacere il malavitoso, siano stati i massicci interessi derivanti dalla costruzione della discarica, introiti che avrebbero arricchito con cifre da capogiro il proprio conto personale.  Il pentito infatti racconta di un aneddoto abbastanza esplicito sulle intenzioni del boss che, a seguito di un incontro con Giuseppe Carandente Tartaglia “facendo una battuta e fregandosi le mani, gli chiese se, al termine di questa vicenda, gli avrebbe fatto comprare una Ferrari”.

Non c’erano dubbi infatti sulle sorti dell’appalto che, senza batter ciglio, sarebbe stato affidato al Tartagla (affiliato del clan). Durante un’intercettazione telefonica infatti il capostipite della famiglia Carandente Tartaglia, Mario, diceva a sua sorella: “Quello che ha preso il lavoro… bello chiaro chiaro… l’ha preso l’impresa nostra” nonostante mancassero ancora 5 mesi all’approvazione del progetto.

Pare che infatti che, secondo la Procura, la gara d’appalto per aggiudicarsi i lavori presenterebbe parecchi  punti oscuri, due ditte che avevano presentato offerte più vantaggiose rispetto alla vincitrice uscirono misteriosamente di scena: la prima fu esclusa da un’interdittiva antimafia, la seconda rinunciò spontaneamente.

Ma non solo la politica dietro la costruzione della discarica di Chiaiano. Secondo il pentito aleggerebbe sull’approvazione dei lavori, l’ombra della massoneria deviata. Dalle indagini emergono infatti rapporti di Carandente Tartaglia con persone legate ad ambienti della massoneria come Carlo Romano e Giovanni Conte. Pare infatti che i due siano stati legati già in passato alle attività del Tartaglia che, grazie al loro aiuto, riuscì ad ottenere appalti di enorme rilevanza come quelli legati alla ricostruzione in Abruzzo e agli interventi in Libia.

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