Campo rom Gianturco, l’Independent critica Napoli: non ha trovato casa agli sfollati

Il giornale britannico, The Independent, ha realizzato un lungo reportage a Napoli, nel campo rom di Gianturco, sgomberato lo scorso 7 aprile. Come scritto nel pezzo, redatto a quattro mani da Emily Goddard e Alex Sturrock, le operazioni di svuotamento dell’insediamento sono avvenute prima della scadenza ufficiale, e prima che potesse essere accolto l’appello che alcuni attivisti e associazioni stavano avviando alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Al Comune di Napoli la colpa di non aver provveduto, in un anno, a trovare una sistemazione adeguata a tutti gli abitanti delle comunità.

E proprio tra questi ultimi è stato realizzato il servizio dei due giornalisti inglesi, che hanno raccontato le storie degli sfollati, ora costretti a vivere tra auto e dimore improvvisate.

Petrica, per esempio, ha 31 anni e un figlio piccolissimo. Da due mesi con i suoi familiari dorme in macchina, spostandosi da un posto all’altro, alla ricerca di un luogo tranquillo: “Stiamo due giorni in un posto di parcheggio, poi due giorni in un altro a seconda di ciò che troviamo. Siamo in diverse aree della città ogni giorno. Non ci sentiamo sicuri. Che tipo di sicurezza si può avere in un’auto?”.

Poi c’è Alex, 13 anni, che vive insieme ai suoi genitori all’esterno della stazione Garibaldi. Alex trascorre i suoi giorni raccogliendo rottami metallici e guardando il flusso di automobili e camion che viaggiano lungo le strade, cercando di trovare una parvenza di quotidianità, o almeno una sensazione che si avvicini a quella di essere “abitante” di una città.

Viorica, invece, ha 17 anni e si è accampata con sua madre in una casa di fortuna a Forcella. Un’abitazione con due camere, che divide con altri cinque esponenti della famiglia. Viorica ricorda con estrema tristezza il giorno in cui ha dovuto abbandonare quella che era stata la sua casa per 5 anni: “Mi sentivo molto male. E ‘stato difficile credere che dovevamo lasciare quel posto. Dopo cinque anni, potete immaginare”. 

Queste sono solo alcune delle voci di quei 1300 sfollati che da più di due mesi non hanno un posto in cui dormire, mangiare, far crescere i propri figli.

Perché, piuttosto che continuare a costruire campi, non si adottano le politiche previste dalla Strategia nazionale di inclusione? E’ questa la domanda, senza risposta, con cui l’Independent chiude il suo breve ma intenso viaggio tra le macerie, soprattutto morali, del campo rom più grande di Napoli.