Scandalo all’ospedale Cardarelli di Napoli: cadavere abbandonato in un bagno

Un altro caso di presunta malasanità in un ospedale napoletano: dopo la morte di Antonio Scafuri il 23enne di Torre del Greco deceduto al Loreto Mare in seguito a un incidente stradale aspettando una tac mai eseguita – ci sarebbe un altro caso sospetto, stavolta all’ospedale Cardarelli di Napoli.

Un uomo sarebbe giunto in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli e sarebbe morto in un corridoio di un reparto. Si tratterebbe di  S.G., paziente arrivato in codice giallo alle ore 16,46 del 29 agosto, morto in chirurgia. La sua salma sarebbe stata lasciata per alcune ore su una barella, in una medicheria, il cui bagno è solitamente utilizzato dai pazienti e dei loro parenti.

Ed è proprio in questo bagno che la madre di una paziente l’avrebbe trovata: la testimone ha raccontato l’accaduto sui social network, tra rabbia e sdegno. Soltanto dopo alcune ore, poi, il cadavere è stato trasferito.

La difesa dell’ospedale Cardarelli

Dall’ospedale Cardarelli sostengono che “il paziente S.G. è arrivato al Pronto soccorso in codice giallo alle ore 16,46 del 29.08.2017 è stato ricoverato in chirurgia d’urgenza alle ore 20,30 della stessa serata. Il paziente, già in condizioni disperate in quanto la sua patologia di base lo caratterizzava come “paziente in fase terminale”, è deceduto alle ore 10 di questa mattina dopo assistenza medica e rianimatoria iniziata dalle ore 9,00. Dopo il decesso, al fine di permettere la composizione della salma ed evitare che la stessa restasse nell’area di degenza, come del resto da prassi, si è provveduto al trasferimento nella medicheria del reparto. L’area in questione è inibita ai degenti ed è riservata esclusivamente al personale. La salma è stata poi prelevata alle ore 10,50 e trasportata all’obitorio. Pertanto la salma non è stata mai “appoggiata” nel bagno né tanto meno per tre ore. Il paziente, come sempre accade al Cardarelli, ha ricevuto il massimo rispetto, nella malattia e, purtroppo, anche nella morte”.

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