Allarme dall’Osservatorio Vesuviano: “La Solfatara non è controllata da due mesi”

“Dal 20 novembre la stazione geochimica posta nella Solfatara non ci trasmette più alcun dato, è l’allarme lanciato da Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, che si dice preoccupata. Si legge su Il Mattino: “Non sappiamo più nulla della temperatura, della composizione chimica e del flusso di anidride carbonica, elementi che indicano la componente magmatica e le eventuali evoluzioni delle due fumarole di Bocca Grande e Bocca Nuova”.

La caldera dei Campi Flegrei è uno dei vulcani attivi più pericolosi al mondo e c’è la necessità di essere monitorato continuamente. Tutta l’area della Solfatara è posta sotto sequestro preventivo dal 26 ottobre scorso su richiesta dellla Procura di Napoli dopo l’incidente avvenuto il 12 settembre in cui persero la vita il piccolo Lorenzo Carrier e i suoi genitori nel tentativo di salvare il figlio. L’accesso alla zona è interdetto anche al personale dell’Osservatorio.

“Rispettiamo ciò che è stato stabilito dalla procura, che deve fare le sue indagini – dice la Bianco – e non c’è alcuna polemica da parte nostra a riguardo. La nostra è piuttosto una preoccupazione dal punto di vista scientifico, riguardo la possibilità di studio della caldera e delle sue eventuali evoluzioni. Vorrei solo ricordare che nel dicembre del 2012, quando si decise di alzare il livello di allerta giallo di attenzione furono significative proprio le anomalie geochimiche riscontrate allora nella Bocca Grande. Stiamo naturalmente continuando a rilevare i dati dalla fumarola dei Pisciarelli, ma da sola non basta”.

All’interno della Solfatara sono installati dei sensori geochimici che sono fuori uso da due mesi e sono quelli che hanno bisogno di manutenzione quotidiana spiega la direttrice dell’Osservatorio: “I dati geofisici da queste tre stazioni continuano ad arrivarci quotidianamente perché sono lontani dalla zona delle fumarole al contrario degli strumenti geochimici, che invece necessitano di una manutenzione costante. Quasi sicuramente i filtri dei sensori si sono intasati e inquinati, dato che vi passano di continuo i flussi di fluidi, e non riescono più né ad analizzare, né tanto meno a trasmettere alcun dato. In questo modo si è anche interrotta la serie storica dei dati di monitoraggio. Il nostro personale dal 12 settembre non effettua più alcun rilevamento diretto all’interno del cratere della Solfatara. Ogni mese, tra l’altro, misuravamo anche la temperatura in altri punti fissi che avevamo individuato. E anche su questo non sappiamo più nulla”.

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