Napoletani scomparsi in Messico, venduti per 43 euro al clan de “el Mencho”

Messico – Quello che emerge dalle indagini sulla sparizione dei tre napoletani in Messico ha dell’incredibile. Uno scenario tragico. Raffaele Russo, 60 anni, suo figlio Antonio, 25, ed il nipote Vincenzo Cimmino di anni 29 sono stati “venduti”, da alcuni poliziotti corrotti ad una banda di criminali. Anche i giornali internazionali rilanciano le notizie riguardanti questo caso internazionale tra Italia e Messico. Della sparizione dei tre napoletani si è interessato persino il “Los Angeles Time”.

La svolta giunge al termine dell’ultima giornata di indagini. Le ultime notizie rilanciate dagli organi d’informazione e dalle agenzie di stampa sono quelle che seguono. I tre napoletani sarebbero stati “venduti” come riporta Il Mattino, a una banda di criminali per pochi spicci: 43 euro per ogni essere umano.

Ma chi c’è dietro questo rapimento?
Ci potrebbe essere il cartello di Jalisco del boss soprannominato “el Mencho”. Gli investigatori ora vogliono far emergere dagli interrogatori dei quattro poliziotti corrotti il movente di questo rapimento. Si teme infatti che il cartello criminale “Nueva Generación” possa aver chiesto agli agenti di polizia coinvolti la loro consegna dei tre napoletani come atto di ritorsione.

Il cartello di Jalisco opera secondo semplici strategie, il clan è formato da criminali che ragionano secondo le logiche della violenza e delle azioni di guerriglia, le loro strategie infatti non fa essere ottimisti gli investigatori che lavorano al caso.

Molte sono le responsabilità alle quali dovrà rispondere il governo messicano, oltre a qualche assenza da annoverare all’Italia.

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