Caso Lupara bianca, fece a pezzi i corpi di due boss: minorenne condannato a 16 anni

E’ annoverato tra i delitti più atroci che hanno segnato di sangue la insana lotta al potere tra i clan. Era il 31 gennaio 2017, quando i carabinieri trovarono i cadaveri fatti a pezzi di due boss addetti al contrabbando di sigarette, Luigi Ferrara e Luigi Rusciano entrambi di Afragola e legati al potente clan Moccia. A compiere questa atroce e macabra vendetta furono Domenico D’Andò e il nipote sedicenne, entrambi appartenenti al clan Amato-Pagano.

Le indagini delle autorità hanno ricostruito nei dettagli la dinamica dell’omicidio: i due assassini il 31 gennaio hanno sequestrato i due boss e portati in una casa a via Casacelle a Giugliano. Lì li hanno sgozzati e tagliato i loro corpi a metà, all’altezza del bacino, quando erano ancora agonizzanti, ma vivi. Ormai morti, i due criminali hanno continuato nello sminuzzamento dei cadaveri, i cui resti sono stati chiusi in buste scure e seppelliti nei pressi della stazione di Afragola. La casa degli orrori successivamente venne ripulita da ogni traccia di sangue e riverniciata a nuovo. La scoperta dei corpi venne fatta qualche settimana dopo, il 16 febbraio 2017.

Oggi uno dei due assassini è stato condannato, come conferma il Corriere del Mezzogiorno: il minorenne che ora ha 17 anni (all’epoca dei fatti 16) dovrà scontare 16 anni di carcere. Il pm aveva chiesto per il minorenne 24 anni di carcere, commentando così tutto l’accaduto: “Leggevo e mi sembrava di assistere a un film dell’orrore, dove non solo si uccide, ma si infierisce immotivatamente su quei corpi, come se chi commettesse quel reato non avesse un’anima”. L’assassino non ha mai battuto ciglio nè ha proferito parola durante l’udienza, ma ha solo consegnato un foglietto di carta al giudice sul quale si legge: “Ammetto gli addebiti”. Verrà trasferito presto al carcere di Nisida.

Mercoledì toccherà essere giudicato allo zio del minorenne, Domenico D’Andò.

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