Si frattura il polso e fa il giro di 3 ospedali. Lo curano solo a pagamento

Mentre la Regione Campania comunica di aver trovato altri 300 milioni per la sanità regionale, tramite il Corriere del Mezzogiorno il giornalista Fabrizio Geremicca denuncia il suo calvario per un polso fratturato, dopo la caduta da un albero.

Tutto inizia domenica 26 marzo, poco dopo le 12.30, con l’ingresso all’ospedale di Vico Equense dove la radiografia conferma la frattura scomposta con frammenti di osso. All’uomo viene subito detto che c’è bisogno di un intervento chirurgico, ma lì l’ortopedia non c’è e gli viene consigliato di andare a Sorrento, a Castellammare o a Napoli.

Non solo il polso, ma l’uomo ha battuto anche la testa, e quando chiede esami più approfonditi viene liquidato con un semplice “sei lucido“. Il polso viene fasciato, viene fatta un’iniezione di eparina, viene consegnato il foglio di dimissioni sul quale, caso strano, sono riportati i valori della pressione, mai però misurata.

Nel pomeriggio di domenica si passa alla seconda tappa dell’infernale viaggio, al Loreto Mare dove i sanitari fanno storie al pronto soccorso e chiedono all’uomo di prenotare una visita dall’ortopedico. Una donna si avvicina, porta il malcapitato in ortopedia e lo visita, confermando la diagnosi e la necessità di un intervento chirurgico. Peccato che al Loreto non c’è posto, la donna pratica una dolorosa manovra per cercare di ridurre la frattura, applica un gesso ed anche in questo caso arriva il congedo, ma sul referto risulta che “il paziente ha rifiutato il ricovero“.

La terza tappa si consuma lunedì mattina, verso le ore 9.20, al pronto soccorso del Vecchio Pellegrini. Dopo due ore di attesa arriva il via libera per la consulenza con il medico del reparto Chirurgia della mano, al terzo piano. Anche qui non c’è posto, ma quando l’accompagnatore dell’uomo cita la frase magica “Intra moenia“, la situazione cambia e il posto viene fuori.

Cosa significa “Intra moenia”? L’Intra moenia indica le prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.

In sostanza, l’uomo se vuole essere operato deve pagare, ma rifiuta e torna al pronto soccorso al piano terra dove gli viene consegnato il referto dove è scritto che la frattura va operata, ma non ci sta un letto. O meglio, come consigliato da una infermiera, l’uomo deve attendere al pronto soccorso in attesa che un posto si liberi nel reparto. Nella lunga attesa l’uomo si rende conto che non è da solo, ma tanti come lui (almeno altri tre) attendono per un intervento.

Alle ore 17 vengono chieste informazioni, ma niente: nessun posto negli altri ospedali, e nessun posto nel reparto, ma solo, come più volte detto, nel pronto soccorso, posto che una dottoressa consiglia di non lasciare, neanche di notte, per non perderlo il giorno dopo.

Anche la notte trascorre, su una panca, con una temperatura insopportabile perché i termosifoni sono al massimo, e si arriva a martedì, le nove di mattina. Il pronto soccorso è già gremito e l’attesa dura ancora.

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