Addio ad Aldo Loris Rossi: il grande architetto napoletano di Piazza Grande

Un saluto, un omaggio, ad una figura chiave della contemporaneità intellettuale napoletana, venuto a mancare il 28 giugno di quest’anno. Aldo Loris Rossi, napoletano, classe 1933, figlio di operai, architetto e docente di Progettazione alla facoltà di Architettura di Napoli, vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali, chiave di volta per la lettura urbanistica della Napoli moderna.

Intellettuale Radicale, da sempre impegnato nella lotta alla massificazione edilizia e la rigenerazione del territorio, ha partecipato regolarmente alla rubrica radiofonica “Overshoot” di Radio Radicale, dove ha più volte espresso interessanti spunti in ambito urbanistico per varie zone d’Italia.

Maestro dell’architettura, ha realizzato a Napoli opere di grande valore pioneristico, primo fra tutti il complesso residenziale “Piazza Grande”, nella zona dei Ponti Rossi – probabilmente una delle uniche (se non l’unica?) macroarchitettura ben riuscita e ancora fruibile in Italia, risalente al 1989.

Frutto del suo disegno, a tratti utopistico, sia pure con forti ispirazioni razionaliste (in particolare al movimento moderno e alle lezioni di Frank Lloyd Wright) sono anche l’Edificio residenziale in via San Giacomo dei Capri e la meno ‘sfruttata’ ma ugualmente affascinante Casa del Portuale, realizzata tra il 1968 e il 1980 su via Vespucci; Un complesso futuristico (che possa piacere o meno) con forti riferimenti al costruttivismo russo e al neoplasticismo, sia pure forzato dallo stile unico del suo creatore.

Aldo Loris Rossi è stato un esponente del nostro patrimonio culturale, un figlio emerito di Napoli capace di realizzare grandi opere in un paese martoriato dalla speculazione edilizia degli anni passati – come spesso accade a coloro che prendono forti posizioni, però, il rischio di non essere capiti è concreto. Del resto, una delle lezioni più importanti (da docente di Progettazione) che il professor Loris Rossi dava ai suoi alunni era quella di ‘rompere le scatole’ – rompere gli schemi del passato, crearne nuovi, migliori.

Addio, quindi, un addio defilato, modesto, senza grandi celebrazioni, l’addio che si da a chi è troppo avanti ed è difficile da capire ma di cui riconosciamo il merito di aver tentato di cambiare le cose.

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