L’Onu dichiara guerra alla pizza e al cibo italiano: è una bufala? Cosa c’è di vero

Si al kebab, no alla pizza. Vogliono tassare l’olio d’oliva ed il parmigiano reggiano“. Così, in sintesi, hanno titolato la maggior parte dei quotidiani italiani in merito al report pubblicato dall’Oms: “Time to deliver”. Il documento mette in luce quali potrebbero essere le accortezze da prendere per ridurre il numero di quelle che vengono chiamate malattie non trasmissibili. Ovvero, una condizione medica non causata da agenti infettivi. In questo senso, quindi, rientrano anche le cattive abitudini alimentari, che possono provocare tali malattie.

Il report – che è facilmente consultabile a questo link – propone alcuni suggerimenti per ridurre l’abuso di alcool e tabacco, combattere l’inattività fisica e le diete non salutari ricche di sale. All’interno del documento, quindi, non viene menzionato nessun cibo in particolare: non troverete la pizza, l’olio d’oliva e tantomeno il parmigiano reggiano. Nessun alimento è stato citato dall’Oms.

Il secondo punto più spinoso riguarda la tassazione su quei prodotti considerati non sani. La questione è vera solo in parte. Ecco cosa dice il documento: “Implementare misure fiscali, incluso l’aumento delle tasse per tabacco ed alcool e considerare eventuali misure fiscali per altri prodotti non salutari“.

Fatta eccezione il tabacco e l’alcool, l’Oms suggerisce (e non impone) di tassare cibi non salutari, non specificando però quali. Altro punto spinoso riguarda l’introduzione di avvertenze sulle confezioni dei cibi in maniera simile a quanto accade con le sigarette. Nel testo non viene avanzata tale proposta.

Viene proposto, invece, l’utilizzo di un’etichetta a semaforo, in maniera simile a quanto accade nel Regno Unito. Ovvero, un sistema di etichettatura che differenzia i cibi in base alla quantità di zuccheri, grassi e sale in essi contenuti. Questo, in teoria, potrebbe penalizzare l’olio d’oliva (un prodotto naturalmente grasso) a discapito della Coca Cola Light, che non presenta zucchero, bensì edulcoranti che potrebbero però creare altri problemi per la salute.

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