Atene come Pompei, corpi carbonizzati abbracciati e la gente che si tuffa in acqua

Uno scenario apocalittico quello che si sono trovati davanti i soccorritori: case distrutte e corpi carbonizzati abbracciati tra loro mentre cercavano di salvarsi. Mati come la Pompei del 79 d.C., una tragedia dei nostri giorni e l’incendio più grave degli ultimi tempi.

Erano arrivati a pochi metri dalla riva le vittime dell’inferno di fuoco che sta devastando l’Attica e la periferia di Atene. Sono stati trovati così sulla spiaggia di Argyri a Mati, nei pressi della capitale greca dai soccorritori che hanno ricordato “lo scenario macabro di Pompei“: case, macchine e alberi letteralmente inceneriti dagli incendi.

I corpi carbonizzati di due donne, morte abbracciate ai loro bimbi, giacevano vicino ad un ristorante molto frequentato della spiaggia di Argyri: cercavano la salvezza in mare e una via di fuga, ma le fiamme sono state più veloci di loro.

Sono una sessantina finora i morti accertati ma il bilancio purtroppo è ancora provvisorio e oltre 550 le persone rimaste ferite: 16 i bambini in gravi condizioni, secondo quanto riferisce la Croce Rossa.

Per fortuna c’è il mare, siamo scappati sul bagnasciuga perché le fiamme ci stavano inseguendo fino in acqua – riferisce un superstite al Corriere della Sera -. Il fuoco ci ha bruciato la schiena: ho detto “Dio mio, dobbiamo correre a salvarci”, e ci siamo tuffati». «È un disastro – conferma un altro testimone -. Non solo perché è difficile respirare, ma anche perché è impossibile tenere gli occhi aperti a causa del fumo. Per la gente è difficilissimo orientarsi e mettersi in salvo – spiega -. In alcune zone le fiamme andavano così veloci che in mezzora hanno percorso 20 chilometri, una cosa assurda». «E’ una carneficina» commenta l’arcivescovo di Atene, Sebastianos Rossolatos che accusa «l’espansione abitativa senza regole».

Foto di nickritikos