Fico nel ricordo di Siani: “Non posso più vivere in una città dove si spara”

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, è intervenuto in occasione dell’intitolazione della piazza del Municipio di Vico Equense a Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra. Il cronista venne assassinato Il 23 settembre 1985, poco dopo essere tornato a casa, nel quartiere Arenella, con la propria Citroën Méhari verde, poi diventata simbolo di lotta alla criminalità. Siani venne freddato, mentre era seduto nell’auto, da dieci colpi alla testa, partiti da due pistole Beretta 7.65mm.

Trentatré anni sono passati da quell’omicidio, ma Fico sottolinea “Non abbiamo ancora debellato, distrutto, ucciso il fenomeno camorristico nella nostra città e nella nostra regione“. “Questo non è possibile – continua a spiegare, come riporta La Repubblicadobbiamo darci un tempo e dire che entro questo tempo la camorra deve essere soltanto un ricordo. Io non posso più vivere in una città dove si spara, dove ci sono gang che girano in moto e fanno le stese e magari un cittadino innocente ci rimane sotto. Questo è assolutamente inaccettabile, o tutto lo Stato, le forze politiche, si mettono a contrastare il fenomeno oppure non saremo mai una nazione libera né una città libera“.

Parole forti quelle del pentastellato che indica la sua “ricetta” per contrastare il fenomeno: “Se i risultati non arrivano allora il piano messo in atto dovrà essere rivisto. E parlo di istruzione, di formazione, di scuole, investimenti in cultura, in biblioteche, in cinema, assistenti sociali, nuova formazione nei cittadini che partecipano alla vita pubblica dei Paese. Parlo di un’altra società che deve crescere, si deve trasformare, e deve abbattere la camorra

Poi, in chiusura, Fico riserva un passaggio sui minori, ormai sempre più protagonisti della malavita cittadina, ma precisa: “I ragazzi sono giovani, ma sono mandati da una camorra adulta. Non cadiamo nella trappola di pensare che la camorra oggi siano solo gang giovanili. Le gang giovanili sono mandate dai grandi cartelli criminali. Dietro c’è una rete molto più grande e molto più profonda“.

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