Ravenna tra le più criminali d’Italia, il sindaco: “Assurdo che non ci sia Napoli”

Ravenna, città dell’Emilia Romagna, è risultata tra le peggiori in tema di criminalità, ma il sindaco ha pensato bene di giustificare i dati attaccando il Sud. Andiamo con ordine. Il Sole 24 Ore, utilizzando dati provenienti dal Viminale, qualche giorno fa ha illustrato l’indice di criminalità per i reati commessi (dalle rapine agli omicidi) e denunciati nel 2017. Ravenna è risultata 16esima su 106 province, con 18.351 denunce, quasi 5mila per ogni 100mila abitanti.

Michele De Pascale, sindaco della suddetta città, ha invitato ad accogliere i dati con prudenza, evitando trionfalismi e drammatizzazioni.  Il suo ragionamento non fa una piega, almeno fino a quando non si è espresso in merito alla credibilità dei dati (che ricordiamo sono del Viminale), mettendo a confronto Nord e Sud. Come lui stesso ricorda, nei primi posti compaiono città come Milano, Firenza e Torino, mentre sono più staccate altre del Sud come Napoli, Palermo e Reggio Calabria. Per De Pascale i dati riferiti alle città del Sud, “che vivono situazioni pesanti di malavita organizzata, di racket e di spaccio“, non sarebbero veritieri, in quanto “nel nord Italia si denuncia e nel sud Italia no perché non si ha fiducia nella risoluzione del problema da parte delle istituzioni“.

Quindi, il primo cittadino ravennate invece di ragionare su come risolvere i problemi della sua città, tende a giustificarli parlando del Sud dove “le persone hanno paura a denunciare perché temono ritorsioni“.

Un’uscita veramente infelice (e ci auguriamo solo questo) che getta ulteriormente fango su un Sud messo effettivamente in ginocchio dalla criminalità, ma per il quale non sembra giusto parlare di gente che non denuncia.

Ci sembra alquanto inverosimile, infatti, la mancata denuncia di rapine, stupri, furti di auto e moto, furti in appartamento e così via. Probabilmente qualche borioso politico del Nord farebbe meglio a risolvere i problemi del proprio territorio, invece di puntare il dito contro gli altri per nascondere le proprie mancanze.

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