VIDEO. Il ritorno di Jovine con “I Say”: nuovo progetto tra parkour e Simple Minds

Sono trascorsi esattamente vent’anni dall’inizio di quel progetto che portava l’omonimo cognome dei fratelli Valerio e Massimo, “Una storia iniziata e coincisa con quello che all’epoca fu definito il periodo delle “posse”, un movimento capace di coniugare la rabbia cantata dal punk, la penna infallibile del rap e l’energia del reggae jamaicano, ma sopratutto il “messaggio”, sociale o politico che sia. Da quei 99 Posse partiti dalla periferia industriale e che ha tratteggiato i caratteri dell’urlo della controcultura partenopea e in generale della scena alternativa italiana.

Per Valerio, in quel ventennio, ci sono passati nel mezzo otto album, brani manifesto reggamuffin, dancehall, pop etc, centinaia di concerti portandolo anche in giro per l’Europa, un’esperienza tv talent (ricordiamo il passaggio a “The voice of Italy” nel team di J Ax), collaborazioni con numerosi altri artisti come O’Zulu’, Speaker Cenzou e i Cor Veleno, Tony Esposito, Cico, Jah Sazzah, Don Skal e Itaiata de Salsa, Miase Pmk, Boom Buzz e Reddog, Ciccio Merolla anche quel momento speciale, ad inizio carriera, in cui si è ritrovato a fare da gruppo spalla ai concerti italiani dei Simple Minds.

La storia, come un grande cerchio, potrebbe ricominciare proprio da qui. Infatti è appena stato distribuito il singolo “I Say” (che troverete tra l’altro su Youtube e Spotify) sotto l’acronimo del nuovo progetto “JS3” (Valerio e Massimo Jovine con Alex Aspide) prodotto insieme a Stefano Silvestri (Phunk Investigation) , che campiona proprio un brano della storica voce dei Simple Minds, Jim Kerr “4 Letter Word”.

Partendo proprio dal nuovo progetto Valerio ci dice:Js3, semplice, Jovine Studio 3, partendo proprio dallo studio di registrazione dove lavoriamo, nell’arco degli anni io e Alessandro (Alex Aspide) siamo stati produttori di tutto il materiale Jovine e quindi c’è tanto del nostro ma con tanti altri musicisti e abbiamo deciso di far diventare questo luogo lo studio proprio del nostro progetto e da lì sono però partite anche altre produzioni. Vi dico ad esempio che abbiamo quasi ultimato il nuovo album di Maria Nazionale, prodotta con Js3, ma anche un nuovo progetto emergente come Ventinove e Trenta, o le musiche per l’ultimo film degli Arteteca. Le produzioni che vanno al di là, lontane dal mio mondo reggae, ci piace ascoltare cose completamente diverse, a noi in primis piace fare musica. Per la canzone ci siamo ritrovati con il produttore Stefano Silvestri, che ha una grandissima esperienza, un giorno ci portò questo campione di voce di Jimm Kerr, l’idea fu, prendiamo il suo ritornello e scriviamoci delle strofe. Ovviamente volevo metterci un vestito nuovo, come la dancehall che mi appartiene ma anche il roots e il new roots. Quando entra la voce del ritornello ritorna alla mente qualcosa di conosciuto ma sicuramente con un aspetto del tutto nuovo“.

Ricordiamo anche a chi non lo sapesse che vi siete ritrovati a collaborare con Jimm Kerr e i Simple Minds:Si abbiamo cominciato proprio come loro gruppo spalla, non sentendomi nemmeno all’altezza all’epoca, però fu un bel banco di prova, farlo a vent’anni non è da tutti.

Volevo sapere anche qualcosa in più rispetto al videoclip della canzone ( tre giovanissimi ragazzi napoletani che tra soggettive veloci e parkour si inseguono per i luoghi della città):

Abbiamo cercato di far vedere la città attraverso un altro tipo di movimento, abbiamo girato ad esempio al Policlinico ma siamo stati ad anche a Bagnoli dove mi si vede davanti uno striscione “Palestina libera”. Volevamo dare attraverso altre forme di comunicazione come può essere un video anche un messaggio, i nostri principi basilari sono sempre gli stessi, quelli che vogliono un mondo diverso.

Infatti attraverso lo striscione, o comunque facendo attenzione al testo del brano un contenuto sociale lo ritroviamo giusto?:Si, anche se molto più mentale, anche se velatamente una critica sul sociale c’è, come l’immersività totale a cui ci costringe un telefonino. Anche io oggi, purtroppo, devo pensare alla musica basandomi sul web, quindi la prima forma d’arte, la musica e l’emozione, un po’ va perdendosi, mi sento figlio di questi tempi ma spesso questi tempi mi stanno stretti. Alle volte sarebbe semplicemente più bello mettersi in strada e cominciare a suonare lì.

Facendo invece un passo indietro, mi era tanto piaciuto il precedente singolo “Puortemecute” e conseguente video, me ne parli?

Anche per me è stato un brano molto importante. lì su un sound che può riflettere contenuti come anche no, come la trap, almeno per l’esempio italiano, genere a cui non mi appartengo, per me non conta l’apparenza e l’immagine, questo brano nonostante si cuce su una sonorità reggae-trap, si sposa molto bene con quello che io dico, temi importanti, come la violenza sulle donne, o la mancata possibilità di poter rimanere nella propria città e dover emigrare. Vedo in generale un appiattimento nella ricerca di tematiche e ci si perde nella virtualità. Ti dico che ora sto lavorando ad un nuovo album, il mio nono, ma potrebbe partire da idee diverse, non so se questi ultimi due brani ne faranno parte”.

Il precedente album, “In assenza di gravità”, ascoltandolo ci ho ritrovato molto di te, molto personale..

Si, un album di passaggio che nasce per esigenza, proprio familiare. Ho raccontato la mia storia vera, una canzone come “Autoritratto” poteva starci solo in quel disco, sono diventato papà di due bimbi, quando mia figlia mi chiederà quale album tuo mi ascolto gli dirò questo. Album delicato e introspettivo, meno reggae, invece nel prossimo album posso dire sarà molto napoletano, reggae e con tematiche già individuate”.

Rispetto invece al progetto di “Terroni uniti?”

E’ servito tanto, anche ad unire di più gli artisti napoletani, come la mia amicizia con Pepp Oh, che ha collaborato con me alla scrittura dell’ultimo brano. La musica ha già alla base allo scambio, e se succede tra musicisti è ancora più bello. In questa città ne siamo tanti e ne potremmo ancora di più, peccato per la mancanza di infrastrutture,qui si fa musica e si arriva a certi livelli ma non sarà mai lo stesso di chi parte altrove che ha più possibilità. Anche io ho fatto tv ( The Voice) per avere la possibilità di ampliare il messaggio. Io preferisco essere un artista piccolo ma dire quello che penso”.

E la collaborazione nata con J Ax? ( un duetto nell’ultimo disco del rapper milanese)
“Un personaggio che prova a fare musica a 360 gradi, anche quando lo si vede in televisione, sapevo che il progetto non sarebbe durato tanto, ma ha tanto da insegnare.”

Tu che comunque ha attraversato una generazione, quella che va dalle Posse fino alla trap come la vedi cambiata l’attuale scena? Soprattutto qui a Napoli…

La scena Napoli è sempre molto produttiva, nel periodo delle Posse,qualcuno forse non lo sa, ma qui sono partiti gli Articolo 31, c’era un etichetta la “Flying records”, che partiva da Napoli ma per produrre musica a livello mondiale, anche i Massive Attack venivano qui a registrare. Tanti artisti sono usciti grazie ad un meccanismo che funzionava. Anche oggi ci sono tanti artisti, anche bravi, ma sono piccole componenti che se si unissero potrebbe veramente uscire qualcosa di bello, gli artisti sono molto uniti ma dovrebbero esserlo anche chi lavora intorno, ma non lo sono non per cattiva volontà, bisogna avere una infrastruttura adatta.”
“Sono stati bellissimi i due progetti ultimi, dico che ci saranno degli appuntamenti dal vivo a Dicembre, però dico che nei primi mesi del nuovo album saremo sopratutto concentrati sulla lavorazione del nuovo album che vorrei uscisse prima della prossima estate.

Di seguito il video del nuovo singolo “I Say” del progetto JS3:

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