Lila e Lenù, piccole donne esempio di forza e onestà in una Napoli povera e crudele

Anche se sono andati in onda solo i primi due episodi de L’Amica Geniale, serie tv ispirata ai romanzi dell’autrice Elena Ferrante, sembra già essere tanto amata dal pubblico. Nella serata di martedì 27 novembre la serie non ha avuto validi rivali che le hanno potuto strappare la medaglia d’oro degli ascolti. Un successo nazionale che sembra già essere entrato nella storia della televisione.

Una trasposizione realistica di una Napoli che, nei primi anni del secondo dopoguerra, vive le difficoltà di una città che stenta a decollare sia in ambito economico che sociale. E in questo scenario si snocciola la storia e la vita di due bambine: Lila ed Lenù. Due bambine della provincia povera di Caserta, provenienti da famiglie umili che con stenti e lavori estenuanti cercano di portare avanti famiglie numerose.

Lila ed Elena pur provenendo da un background familiare molto simile sono due caratteri diversi, quasi opposti, ma che se uniti insieme creano un’armonia perfetta. Lila, coraggiosa, dall’intelligenza spiccata, temeraria, forte e a tratti anche arrogante; mentre Elena è timida, riservata, studiosa e forse facilmente condizionabile. In comune hanno solo la volontà di cambiare le loro vite utilizzando l’istruzione come arma vincente. Vogliono continuare gli studi, andare a scuola e mattone dopo mattone, libro dopo libro, lettura dopo lettura, costruirsi un futuro migliore.

In particolare Lila incarna a pieno le caratteristiche di un’eroina sociale, di quelle fatte di princìpi e moralità. Prova ribrezzo per le ingiustizie e la prepotenza degli uomini e dei “don” del suo rione. Quelli possono imporsi solo sull’ignoranza, non di certo su una bambina furba e dall’intelletto frizzante come il suo. Quel coraggio spasmodico che la porta ad affrontare il tanto temuto Don Achille, il guappo del quartiere, e riuscire a spillargli anche dei soldi, denaro che utilizzerà per comprare un libro.

La stessa tenacia volitiva che l’ha spinta a non sottostare ai soprusi verbali e violenti del figlio dello stesso Don Achille, quando le ordina di chiedere scusa al fratello minore perché stracciato in una gara-studio a scuola. Neanche gli schiaffi fanno vacillare la dignità di Lila. Perché Lila ha solo 10 anni ma è già una donna tutta d’un pezzo.

Elena fa solo la scelta giusta: quella di essere amica di Lila. Una bimba timorosa che vede nell’amica un porto sicuro, un pilastro al quale sorreggersi, un esempio da imitare, una creatura forte e dinamica come forse anche lei vorrebbe essere. Si lascia trascinare dall’esuberanza di Lila, trasgredendo anche alle regole e alle convenzioni d’allora. Ma sempre nei limiti e sotto l’insegna della libertà.

Perché tanto il loro sogno più grande è solo quello di andare a scuola e scrivere un libro per fare soldi. 

Per tutti questi piccoli dettagli Elena e Lila meritano di essere considerate due piccole donne, come il romanzo di Louisa May Alcott, che hanno letto mille volte fino a impararlo a memoria. Due eroine mosse da valori veri, di giustizia e riscatto. Due esempi validi in una Caserta/Napoli piena di insidie, ma che accuratamente evitano. L ‘istruzione è la scelta migliore. E se proprio servono soldi, non si cercano in strade o per strade. Ma ci si chiude nella propria stanzetta e dal secchio che abbiamo in testa si estrae una parola per volta ed ecco che esce fuori un libro, un racconto, una fiaba da poter vendere e dal quale guadagnare onestamente.

Perché è questo che caratterizza queste bambine: l’onestà. Soprattutto in un periodo in cui la crudeltà, l’ipocrisia e l’omertà pagavano ed era apprezzate più della sincerità di parola e di pensiero.

Come andrà a finire e che fine faranno le bambine, questo non lo sveliamo. Chi ha letto i libri forse già sa e immagina. Ma di certo da quello che si è visto nei due episodi della prima puntata, Lila e Lenù sono due bambine modello, esempi di limpidezza interiore e mentale, che spesso mancano ai nostri giorni.

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