Napoli. Quando un “numero” insieme ad una “competizione” diventano maledizione!

Sfortuna, malocchio, cattiva sorte, destino beffardo, sono parole che rientrano nel vocabolario dei napoletani e che non suscitano nè clamori, nè spaventano. D’altronde si sa, il napoletano è superstizioso, ritualmente sacrale in alcuni suoi atteggiamenti e decisamente convinto che le forze oscure e maligne esistono, ci circondano, e quale modo migliore di evitarle con portafortuna, quadrifogli, sale e corni appesi al collo?

Ieri però nessuno di questi amuleti è servito ad evitare l’opzione più drastica e temibile che si potesse presentare sul campo dell’Anfield. Il Napoli non è riuscito a segnare nemmeno un goal, perdendo contro il Liverpool grazie al goal di Salah e uscendo dalla competizione Champions. Un’amarezza profonda e una delusione palpabile tra i giocatori e anche dai tanti tifosi presenti allo stadio per sostenere la squadra. E non è mancato chi si è lasciato andare in un pianto liberatorio.

Una situazione abbastanza snervante, una casistica che si ripete e che lascia spazio a crede che il Napoli è vittima di una vera e propria maledizione. O meglio una doppia maledizione: la maledizione degli ottavi di Champions e la maledizione dell’ 11.

Perchè se fino a ieri a Napoli il 17 era il numero portatore di sventure e sfortuna, da oggi è l’ 11. In due occasioni il Napoli è uscito dalla Champions l’ 11 dicembre, precisamente l’ 11 dicembre 2013 e l’ 11 dicembre 2018. Ed alcune coincidenze sono così costantemente sbalorditive e ripetitive, che è davvero difficile pensare che non ci sia un vero e proprio condizionamento “magico e nero”.

In entrambe le occasioni il Napoli si trovava a pari punti con le avversarie, ma paga lo scotto della squalifica dagli ottavi a causa della differenza goal a suo sfavore. Nel 2013 arrivò a ben 12 punti insieme a Borussia Dortmund e Arsenal, quest’anno invece è arrivato a quota 9 punti con il Liverpool, in una classifica con in testa un solitario PSG, fanalino di coda la Stella Rossa. Nel 2013 il Napoli lascia la competizione Champions per uno scarto di 2 reti e quest’anno ha condannato il Napoli un solo goal, quello stesso che non è riuscito a siglare contro il Liverpool.

Ma sia in questo breve ma intenso percorso Champions con alla guida Ancelotti, sia nel 2013 con Benitez in panchina, un altro blasonato allenatore, gli azzurri devono essere fieri e orgogliosi della loro prestazione complessiva come squadra. A prescindere dalla doppia maledizione che si è abbattuta sul Napoli, gli uomini di Ancelotti hanno emozionato e riempito di speranze i tifosi. Sono riusciti a dettare legge in campi che sembravano insormontabili, come il Parco dei principi di Parigi, e hanno annichilito le avversarie al San Paolo, preservando almeno durante il camino Champions stagionale, la sua inespugnabilità.

Ora testa, cuore e gambe all’Europa League. Non sarà la competizione dalle “grande orecchie”, ma è un trofeo che manca da molto sia nella bacheca dei trofei “nazionali” che in quella del Napoli.

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