Aggressione ad Arturo, un anno dopo: a Napoli le baby-gang fanno ancora paura

Era il 18 Dicembre 2017, un anno fa, quando il giovane Arturo, 17 anni, fu accoltellato senza motivo per le strade di Napoli da un gruppo di coetanei. Da quel giorno, Napoli fu travolta da un vortice di violenza giovanile che ha tenuto sotto scacco la città per molti mesi, con casi molto frequenti di aggressioni, spesso anche gravi.

A un anno da quel giorno, Arturo e sua madre, Maria Luisa Iavarone, sono pronti a inaugurare ufficialmente l’associazione Artur, acronimo che rimanda al nome di suo figlio, ma che sta per “Adulti responsabili per un territorio unito contro il rischio”.

L’associazione avrà sede negli spazi di Villa Doria D’Angri e si occuperà, appunto, dei fenomeni di bullismo e delle baby-gang: “Sento di dover restituire in termini di gratitudine il miracolo che mi è stato concesso – le parole della donna riportate da Il Mattino – Credo che le cose tocchino le persone e le cambino. Credo che questa battaglia per una maggiore responsabilità negli adulti restituisca una nuova consapevolezza sul rischio violenza tra i minori, che è solo la punta di un iceberg”.

Ma cosa è cambiato, a Napoli, in un anno? Sicuramente la frequenza e la gravità degli episodi citati. L’ultimo, in ordine cronologico, è stato probabilmente quello ai danni di Gennaro Schiano, guardia giurata aggredita a Pianura lo scorso maggio e morta dopo mesi di agonia, a settembre. Un paio di mesi prima, stessa sorte per Franco della Corte, colpito a sprangate alla stazione di Piscinola e deceduto in meno di due settimane.

Meno casi eclatanti, dicevamo, ma le baby-gang sono davvero sotto controllo? La risposta è assolutamente no. Pur essendo diminuiti i titoloni dei quotidiani, la criminalità minorile divampa ancora, e da più latitudini, evidenziando una persistente sterilità di valori, di educazione e di cultura.

Perché anche rubare, per l’ennesima volta, l’albero di Natale in Galleria è l’esempio lampante di come sia facile farsi sopraffare da chi, poco più che bambino, gioca a fare “il boss” per sentire il brivido del controllo. Oppure, basta dare un’occhiata alle cronache locali, ancora piene di scippi, di atti vandalici nei treni, di scorrazzate senza casco sui motorini, sfidando il codice della strada, le regole, e a volte persino il sindaco, mettendo in mostra l’inciviltà più profonda anche fuori Palazzo San Giacomo.

Gli ultimi dati del Garante dei Detenuti parlano di oltre 5mila minorenni fermati nella nostra regione. Cifre allarmanti, senza precedenti. Anche Francesco Emilio Borrelli, consigliere dei Verdi, e Gianni Simioli, conduttore radiofonico de La Radiazza, hanno denunciato la situazione aggiungendo di essere stati vittime di minacce di morte sul web.

Molti di questi ragazzi, infatti, hanno pagine social che inneggiano alla violenza, e si fanno ritrarre armati di mitragliatrici, che mostrano con spavalderia e aria di sfida.

Un clima ancora teso, che non va sottovalutato, altrimenti si rischiano nuovamente tragedie con effetto domino incontrollabile.

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