Nicoletta Orsomando compie 90 anni: la “signorina buonasera” è campana

Nicoletta Orsomando è stata il simbolo di un’epoca, il simbolo dell’Italia che si affacciava alla modernità, dell’ottimismo, della voglia di divertirsi e di scoprire quello che il nuovo mondo aveva da offrire. Non fu la prima annunciatrice, ruolo che ricoprì Lidia Pasqualini, ma di certo fu la “Signorina Buonasera”, come venivano chiamate, che maggiormente caratterizzò la nascita della nostra televisione.

I suoi modi gentili, il portamento elegante, la voce calma e la dizione perfetta attiravano gli italiani allo schermo prima ancora che iniziasse qualunque spettacolo, lasciavano presagire la magia che di lì a poco si sarebbe avverata in quella piccola scatola che aveva conquistato un posto d’onore nei salotti. Tutti si sentivano i diretti interlocutori di quella annunciatrice, tutti ospiti d’onore solo grazie alla sua presenza.

Oggi questa madre della televisione compie 90 anni, ma in pochi sanno che è napoletana. Nacque l’11 gennaio del 1929 a Casapulla, allora in provincia di Napoli, oggi in quella di Caserta. Visse poco però in Campania perché il padre Giovanni, noto compositore, era costretto a viaggiare molto per l’Italia. Infine si stabilirono a Roma.

Il debutto come annunciatrice arrivò il 22 ottobre del 1953, quando presentò un documentario per ragazzi sull’Enciclopedia Britannica. Da lì decollò una carriera di oltre 40 anni. Oltre al ruolo di “Signorina Buonasera” condusse anche numerosi programmi come “L’amico degli animali”, il Festival di Sanremo del 1957 e “Un disco per l’estate”. Gli amanti di Totò ricorderanno la sua apparizione nel film “Totò lascia o raddoppia”, in cui, interpretando sé stessa, annunciava la sparizione del protagonista.

Anche negli ultimi anni, pur essendosi ritirata a vita privata, è apparsa in numerosi camei e come ospite in tantissime trasmissioni, senza mai perdere l’amore e l’affetto del pubblico. Personaggi come la Orsomando entrano nell’immaginario collettivo e diventano simboli di un tempo dove tutto era più facile e più magico.

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