La storia sconosciuta di Francesco II di Borbone: l’esilio nell’Italia dei Savoia

Francesco II di Borbone

La piazzaforte di Gaeta stava ancora fumando a causa delle copiosissime cannonate che, nel corso di tutta la durata dell’assedio, si erano abbattute incessanti sulla città. Desideroso di porre fine alle sofferenze dei suoi sudditi, il 13 febbraio 1861, Francesco II di Borbone decise di firmare la capitolazione e di dare inizio al proprio esilio, partendo per Roma. Non sarebbe ritornato mai più nella sua amata Napoli e passò ben 34 anni in esilio su 58 totali di vita.

Giunto nella città eterna, l’ultimo re di Napoli, venne prima ospitato da papa Pio IX al Quirinale. Dopo poco tempo si spostò a Palazzo Farnese, di proprietà dei Borbone in quanto lascito dell’antenata Elisabetta Farnese, madre di Carlo III. Vi rimase fino al 1870.

Durante il suo soggiorno romano, consapevole anche dell’esistenza di gruppi, composti dai cosiddetti briganti, che stavano praticando la guerriglia in tutto il Mezzogiorno d’Italia, Francesco aveva cercato di dar vita ad una vera e propria controffensiva armata contro Vittorio Emanuele II nella speranza, mai tradita, di ritornare sul trono di Napoli, ristabilendo il Regno delle Due Sicilie.

Assedio di Gaeta, l’esplosione della fortezza

Il momento fatidico tanto atteso non arrivò mai e Francesco sprofondò in un cupo fatalismo. A poco a poco tutti gli Stati europei riconobbero il Regno d’Italia e, ad eccezione dell’austriaco Hubner, nessun diplomatico straniero si recò più a palazzo Farnese. Vistosi completamente solo, l’ex monarca delle Due Sicilie decise di sciogliere il governo borbonico in esilio. Era il 1867.

Ad Unità d’Italia ormai ultimata Francesco e la moglie Maria Sofia lasciano Roma per trasferirsi a Parigi, in una villetta da loro acquistata presso Saint Mandé. Da questo momento prese il via una fase di viaggi in diverse località europee ed in particolare in Baviera, presso i parenti della moglie. Visse il resto della sua vita come cittadino privato, conosciuto da tutti come il signor Fabiani, senza grandissime possibilità economiche.

Si pensi che dopo il suo arrivo a Napoli, Garibaldi aveva confiscato tutto il patrimonio personale dei Borbone; il Governo italiano avrebbe voluto usarlo come “pedina di scambio”, restituendo a Francesco le proprie sostanze in cambio di una sua rinuncia a qualsiasi velleità sul trono di Napoli che Francesco, da legittimo sovrano, ancora avanzava. L’ultimo Borbone delle Due Sicilie non cedette mai a simile ricatto, sostenendo che il suo onore non avesse prezzo.

Passò l’ultima fase della sua vita ad Arco di Trento, all’epoca in territorio austriaco, per sottoporsi a delle cure termali. Il 27 dicembre del 1894, a soli 58 anni, si spense in quella cittadina che lo aveva conosciuto ed apprezzato come uomo “normale”, riservato e di profondissima fede. Solo al funerale i cittadini di Arco capirono che il composto ed umile signor Fabiani era in realtà Francesco II di Borbone.

La storiografia non è stata particolarmente benevola con l’ultimo sovrano di Napoli, dipinto sostanzialmente come un inetto ed incapace al comando. Se proprio si vuole trovare una colpa in Francesco II la si può rintracciare nella sua eccessiva virtù.

Se avesse avuto una maggiore crudeltà e se si fosse lasciato guidare dal cinismo, molto probabilmente, le cose sarebbero andate in maniera differente, ma Francesco è stato galantuomo dagli altissimi valori morali in un mondo che era inevitabilmente cambiato e che aveva eletto l’inganno e la malvagità a suoi unici principi identitari.

Fonti:
– Gigi Di Fiore, L’ultimo re di Napoli: l’esilio di Francesco II di Borbone nell’Italia dei Savoia.
– Marianna Borea, L’Italia che non si fece.
– Pier Giusto Jaeger, Francesco II di Borbone: l’ultimo re di Napoli.

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