Pompei, ricostruiti i volti delle vittime dell’eruzione: com’erano i nostri avi

Dopo i ritrovamenti dei teschi nella casa di Giulio Polibio, a Pompei, vengono riprodotti i volti di coloro che vennero colpiti dall’eruzione del 79 d.C. . Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti della città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli: eruzione che distrusse le città Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis.

La continua ricerca, lo studio costante di una civiltà ricchissima e distrutta dalla lava incandescente, la passione che accomuna l’echipe di archeologi e dirigenti del parco archeologico, hanno portato, ad oggi, di poter proporre una versione di quelli che potevano essere i  connotati di coloro che abitavano quell’antica città.

Infatti, il soprintendente del parco archeologico, Massimo Osanna, stamattina ha caricato sui social network le immagini dei primi volti ricostruiti in laboratorio delle vittime dell’eruzione. Si trovano ora nel laboratorio di ricerche applicate dell’istituto, spiega: “Ipotesi di ricostruzione del viso realizzate grazie ai teschi ritrovati nella casa di Giulio Polibio“.

Si tratta della proiezione in 3D delle ossa e dei calchi in gesso. Il risultato mostra tratti somatici diversi a quelli attuali, dovuti dalla composizione multietnica della popolazione del tempo. Un tentativo della nuova tecnologia moderna di restituirci le immagini dei nostri avi.

La ricerca all’interno delle aeree archeologiche continua ardentemente anche nel mese di agosto dove, nello stesso laboratorio, si possono ammirare vasetti con pigmenti “pronti per dipingere pareti di case pompeiane” spiega lo stesso Osanna.

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