La Lucarelli attacca Napoli e i suoi stereotipi: “Permalosi e poco ironici”

selvaggia lucarelli Masterchef

Scriveva Oriana Fallaci: “Solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze e ridere bene. Piangere è facile, ridere è difficile”. E i napoletani lo sanno bene. Ironici ma a volte anche un po’ melodrammatici. Due facce di una stessa medaglia che fanno di Napoli e dei suoi abitanti la città più complessa e indefinita del mondo. “Un paradiso abitato da diavoli”, per citare Benedetto Croce.

Perché per alcuni Napoli è: mafia, mandolino e pizza. Per altri grazie alla canzone di Pino Daniele, Napoli è “mille culure”. Tutto dipende dalla conoscenza della città. E chi non ci vive quotidianamente si ferma ai soliti stereotipi.

Così come ha fatto Sevaggia Lucarelli. Irriverente e schietta, non le manda certo a dire ed è spesso in prima linea nel commentare gli argomenti del giorno. Non senza qualche polemica. Attenta al mondo social, con inchieste contro pagine che incitano all’odio, sul suo profilo riposta gli articoli che ogni giorno scrive per il ‘Il Fatto Quotidiano’.

L’ultimo è un suo punto di vista sullo spot della Buondì che ironizza sulla musica napoletana. Un articolo nel quale la giornalista, in modo velato e facendo leva sul non detto, punta sui luoghi comuni che hanno reso Napoli celebre nel mondo.

E si sa, tra questi c’è anche il vittimismo. Un vittimismo che a volte è ingiustificato ma che altre volte è invece motivato da battute gratuite e frasi fuori luogo.

“Napoli? E’ il luogo comune dove il tasso di suscettibilità è altissimo. Guai solo a nominarla invano, si rischiano nella migliore delle ipotesi improperi e villanie”– ha dichiarato in un’intervista al ‘Corriere del Mezzogiorno’.

“A Napoli prevale un tasso di permalosità notevole, su qualsiasi cosa la reazione è sempre spropositata. Di Napoli però mi piacciono la creatività e l’ironia quando riescono a volare alto sulle cose. Napoli è bellissima, genuina, si fa contaminare dalla modernità” continua la Lucarelli.

Perché lo spot è piaciuto alla Lucarelli che lo ha trovato divertente e innovativo come scrive su Facebook in un lungo post nel quale prima “addolcisce la pillola” ai lettori elogiando la città partenopea.

Napoli è bellissima, stupendissima e favolosissima. È l’ottava meraviglia del mondo dopo Machu Picchu e il sorriso di Ryan Gosling. E’ la città in cui tutti vorrebbero nascere e soprattutto morire, anche giovani, non fa nulla, basta che l’ultimo fotogramma impresso sull’iride prima di lasciare questa terra sia una cartolina di Mergellina. E’ la città in cui si mangia meglio, del resto la pizza è nata a Napoli e pure tutto quello che la compone”. 

Un inizio che sembra toccante e sincero ma che poche righe dopo cela più di una ‘critica’, a partire dal pomodoro fino al basilico che secondo alcuni sono stati ‘invitanti’ a Napoli ma che la Lucarelli ‘smaschera’ con pungente ironia. Un’ironia che sa quasi di sberleffo.

“Inutile diffondere voci inesatte e offensive nei confronti della città di Napoli sul pomodoro. E’ vero infatti che il pomodoro fu scoperto dagli Aztechi ma come tutti sanno il vero nome di Montezuma era “MontediProcida”, detto anche Montezuma. Anche la storia secondo la quale il basilico sulla pizza verrebbe dalla lontana India è stata diffusa per oscurare e soprattutto offendere Napoli. Nessuno sa che la pianta era nativa di Pompei e cresceva solo a Pompei ma un napoletano sleale è riuscito a scappare dall’eruzione del 79 d.c. con una piantina in mano, salendo sulla prima nave per il Bengala. Che il pane lievitato sia stato inventato in Egitto, poi, è una fandonia che mira solo ad offendere Napoli e i napoletani. Lo sanno tutti che tra gli oggetti ritrovati nella tomba di Tutankhamon c’erano gioielli, scarabei verdi, rasoi di bronzo, un carro da caccia, la statua di Anubi e tre cartoni della pizzeria “O’ Vesuvio”.

Dal cibo al comportamenti dei napoletani il passo è breve. E allora ecco lo stereotipo di Napoli patria dei ladri e terra dei fuochi, d’artificio però.

“False tutte le voci che alimentano una narrazione diffamatoria zeppa di pregiudizi e stereotipi infamanti che offendono Napoli e i napoletani. Non è vero che a Napoli rubino biciclette e motorini. Io per esempio ho lasciato la mia Vespa fuori tutta la notte a Napoli e il giorno dopo la marmitta era ancora lì, attaccata al palo. E che dire della battuta di Ilaria D’Amico detta per fare la spiritosa ma soprattutto per offendere Napoli “Hanno sparato i fuochi d’artificio in stile un po’ partenopeo”? Hanno fatto bene i napoletani a denunciare la D’Amico e pure Sky. Lo sanno tutti che ai napoletani botti e mortaretti non piacciono: la notte di Capodanno a Napoli si spengono tutte le luci in città e ci si dedica alla meditazione del cuore di Osho”.

Un articolo che non lascia scampo neanche a San Gennaro e che cita il noto problema dell’immondizia.

“C’è perfino chi, per offendere Napoli e i napoletani, afferma che la faccenda del sangue di San Gennaro sia una truffa intrisa di superstizione. Lo sanno tutti che i napoletani non sono superstiziosi e comunque chi lo sostiene solitamente muore giovane. C’è perfino chi osa sostenere che a Napoli ci sia il problema dell’immondizia. Una volta l’ha detto perfino Giletti che infatti è stato giustamente querelato da De Magistris per questa falsità che offende Napoli e tutti i napoletani. Se l’è cavata con le leggi solo perché si sa che i magistrati ce l’hanno con Napoli visto che passano tutto il giorno nelle aule di giustizia con le luci al neon e invece a Napoli splende sempre il sole”.

Breve il passaggio sullo spot e sulla musica napoletana in generale. Non il genere preferito della Lucarelli.

“Ributtante poi l’ironia sulla musica neomelodica napoletana che è in assoluto la più bella del mondo e chi dice il contrario lo dice perché vuole offendere Napoli e soprattutto i napoletani. Inutile star lì a replicare “E allora Mozart dove lo mettiamo?”, perché lo sanno tutti che Mozart ha composto “Le nozze di Figaro” solo perché è stato alle nozze di questo Figaro e non l’hanno invitato a quelle di Tony Colombo”.

La camorra a Napoli esiste e nessuno la nega. La Lucarelli però generalizza associandola all’intera città e difende Saviano.

“La si smetta una volta per tutte anche di associare Napoli alla camorra, perché che ci sia la camorra a Napoli è una voce messa in giro da Roberto Saviano il quale voleva fare soldi scrivendo di camorra, ma soprattutto offendere Napoli e i camorristi napoletani. Sarebbe pure ora che chiedesse scusa perché non esiste che uno accusi i camorristi di essere responsabili della camorra, è come dire a uno che si guadagna da vivere con i libri, di scrivere libri per guadagnarsi da vivere. Accuse infamanti, a cui è ora di dire basta”.

C’è anche una breve parentesi sul calcio (Maradona è giudicato non come giocatore ma come persona) e un attacco al sindaco de Magistris, definito un populista scaramantico.

“E il calcio? Chi afferma che Pelè era meglio di Maradona offende Napoli e i napoletani, ma soprattutto, chi non riconosce la superiorità calcistica e morale di Maradona è una brutta persona perché sicuramente si droga. La più evidente falsità diffusa da chi offende Napoli e i napoletani è però quella secondo la quale il sindaco di Napoli De Magistris, con l’invenzione dello sportello del Comune dedicato a chi vuole denunciare chi offende Napoli, stia cavalcando l’inesistente permalosità dei napoletani. I napoletani non sono permalosi e De Magistris non è populista, per dire sulla sua scrivania ci sono corni, ferri di cavallo, Che Guevara, Pulcinella e la copia mignon della chitarra di Pino Daniele ma non la salma di Totò. E’ un segnale di sobrietà, una scelta impopolare che solo chi ama offendere Napoli e i napoletani non può non riconoscergli”.

Il post si conclude così. Con quello che sarebbe dovuto essere l’incipit e la ragione del pezzo:

“Ad ogni modo, tutta questa breve premessa era per dire, con umiltà, che a me il tanto discusso spot delle merendine che ironizza sulla musica neomelodica ha fatto ridere”.

Nel suo lungo articolo mancano i riferimenti al caffè, al mancato uso del casco, alla sceneggiata napoletana, al Vesuvio o al colera. E noi napoletani, abituati a piangere, sappiamo anche riderci su.

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