L’azienda campana che boicotta i pomodori di casa nostra!

Agroalimentare Campania

Si può davvero sperare in una ripresa economica del Mezzogiorno se, le stesse imprese del Sud, boicottano i prodotti meridionali? C’è poco da sperare se noi per primi prendiamo le distanze dalle nostre terre, bollandole come pericolose e nocive. Che la questione della Terra dei Fuochiabbia messo in moto la macchina del panico e della paura è cosa lecita così come l’aumento dei controlli, necessari ed indispensabili per la cura della nostra persona.  Ma da qui a rinnegare ogni prodotto campano ce ne passa.

Non sembra essere questo il punto di vista dell’azienda di lavorazione dei pomodori Aniello Longobardi, con sede a Scafati, che ha voluto specificare l’assoluta assenza di pomodori campani all’interno delle sue conserve. Basta accedere sul sito per leggere, senza ombra di dubbio «Siamo buoni e sani, nei nostri prodotti solo pomodori italiani non campani». Una garanzia per i consumatori che, automaticamente, entreranno pian piano nell‘ottica che il cibo sano, fresco e genuino è quello coltivato lontano da qui.

Poco importa se la nostra regione continua ad offrire prodotti invidiabili e biologici, poco importa se dalle nostre scelte dipendono le sorti della nostra economia. La Campania è diventata la Terra dei Fuochi e va evitata anche quando i controlli effettuati sui prodotti agroalimentari della piana campana non evidenziano presenza di sostanze pericolose.

Con questo non si vuole di certo negare il problema dell’inquinamento che ha letteralmente avvelenato le campagne nei dintorni di Napoli, ma si vuole bensì porre l’accento sul problema, senza farlo diventare psicosi.  Soprattutto se considerato che quella dell’inquinamento è una questione riconducibile ad un area ben identificata e circoscritta.

«Quelle aree — sottolinea l’agronomo Antonio Di Gennarovanno messe in sicurezza. Su di esse bisognerà poi piantare alberi ed eventualmente organizzare produzioni agricole non alimentari. Parliamo complessivamente dello zero virgola qualcosa dell’intera Campania». Intanto il caso dell’azienda Longobardi è arrivata perfino al ministro delle Politiche Agricole grazie all’impegno di 26 senatori del Movimento 5 Stelle che hanno invitato il governo ad intervenire «affinché vengano presi i dovuti provvedimenti nei confronti dell’azienda in questione e avviare azioni di monitoraggio al fine di rilevare ulteriori forme di pubblicità arrecanti danno all’immagine della Regione Campania».

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