Andrea, napoletano bloccato a Orlando: “Non vogliamo soldi, vogliamo solo tornare a casa”

andrea orlando

Andrea Venditti ha 22 anni ed è di Napoli, precisamente di Soccavo. Da giorni è bloccato a Orlando insieme a circa 200 italiani. Nel gruppo ci sono una quindicina di ragazzi campani che non sanno come tornare nel nostro Paese e che tra due giorni non sapranno più dove dormire. Senza un visto e l’assicurazione sanitaria.

Andrea si trova a Orlando, in Florida, per la sua prima esperienza lavorativa all’estero. Fa parte del Cultural Representative Program.

“Di Campani dovremmo essere più o meno una quindicina, l’International Cultural Representative Program è un programma Disney che permette a ragazzi di tutte le parti del mondo di venire a lavorare in uno dei parchi tematici Disney qui in Florida. La maggior parte dei ragazzi che fanno parte di questo programma in particolare lavora in Epcot, che è sintetizzando, un Expo permanente di 12 nazioni. Ognuno viene a sapere di questo programma in modo diverso, prevalentemente per passa parola”.

C’è chi fa il cameriere e chi si occupa del merchandising, ma nessun italiano lavora direttamente per la Disney ma per la Delaware North, una società globale di servizi di ristorazione e ospitalità che lavora anche per la Disney. Il problema nasce con lo scoppio dell’emergenza coronavirus in Italia e in America. Il Parco chiude il 15 marzo e non ha più riaperto. I ragazzi che fanno parte di questo programma hanno un alloggio ma si trovano ora a doverlo lasciare.

“Dopo averci rassicurato che non avremmo perso lo stipendio, 90 dollari settimanali, ci hanno detto che potevamo rimanere negli alloggi. Ma poi ci è arrivata una email Disney che ha disposto la sospensione dal 18 aprile del nostro programma. L’8 aprile ci dicono quindi che dobbiamo lasciare casa la mattina del 17 aprile. Quello che credo io è che ci siamo trovati in questa situazione per una mancanza di comunicazione tra le nostre aziende, Disney e Delaware che non sono riuscite a gestire bene una situazione che è oggettivamente molto complicata. Come ho detto nel mio post su Facebook, ad oggi, non mi sento di dare particolari colpe a nessuno.
E onestamente, credo di parlare a nome di tutti, non ci interessa neanche di chi è colpa”.

Andrea e i suoi amici infatti vogliono solo lasciare Orlando e tornare a casa. Il problema però è il prezzo esorbitante delle compagnie aeree per un viaggio di rimpatrio in tutta sicurezza. E neanche la Farnesina ha potuto fare molto.

“Non vogliamo soldi, non apriremo nessun iban. Vogliamo solo tornare a casa il prima possibile, nella maniera più giusta possibile. Si è venuta a creare una caccia ai voli nel momento in cui ci è arrivata la notifica che avremmo dovuto lasciare gli appartamenti perché, ovviamente, di finire per strada senza neanche l’assicurazione medica ne abbiamo tutti paura. Ma i voli sono arrivati a toccare cifre assurde, a mio parere, per un volo di rimpatrio”.

Cifre che superano i 2 mila dollari. La Farnesina ha provato a contattare Alitalia, unica compagnia aerea che fa voli privati per il rimpatrio (400 mila dollari per 200 persone la richiesta secondo il ragazzo) ma a oggi la situazione ancora non è stata risolta.

“Ho chiamato la Farnesina, l’unità di crisi perché il consolato era chiuso. Un funzionario mi ha risposto così: “Mi dispiace e ci vergogniamo ma non abbiamo nessuna news per voi. Non so perché è festivo o perché non ci sono altre news. Allora abbiamo deciso singolarmente di rientrare, con gruppi di tre, quattro persone. Sperando che i voli non vengano cancellati”.

E mancano due giorni a quando Andrea e i suoi amici dovranno lasciare gli alloggi di Orlando, senza assicurazione medica e un visto.

“Siamo in contatto diretto con delle persone che ci stanno aiutando, qualcosa sembra si sia mosso, siamo stati contattati anche dalla vice console dell’ambasciata a Miami e le stiamo provvedendo a dare una lista di nomi. Non abbiamo ancora pensato a fare un appello a De Luca. Tutto questo non era in realtà pensato, tutto questo caos mediatico è uscito dal nulla. Vogliamo solo tornare a casa il prima possibile ad una condizione equa per tutti”.

 

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