Spostamenti tra Regioni, venerdì la giornata chiave. Boccia: “Saranno prese linee guida uniformi”

spostamenti regione

Dal 3 giugno dovrebbero essere consentiti senza più limitazioni gli spostamenti tra Regioni diverse. Ma gli ultimi dati della Protezione Civile relativi alla giornata di ieri mostrano ancora un’Italia a due facce per quanto riguarda il numero dei nuovi contagi. Più del 50% del totale infatti è concentrato in Lombardia mentre sono sempre di più le regioni che fanno registrare meno di 20 casi giornalieri.

Ospite ieri sera nel corso della trasmissione di La7, ‘DiMartedì’, il ministro per gli affari Regionali Boccia ha spiegato che giovedì 29 si deciderà sul da farsi.

“Ci siamo confrontati in termini di carattere generale, sulla situazione della Lombardia e dell’intero Paese e abbiamo condiviso quanto sia importante non abbassare la guardia. Gli sforzi compiuti dai lombardi e dagli italiani sono stati grandi e non possono essere vanificati. Prima del 3 giugno è prevista una valutazione dei dati del monitoraggio che farà il ministro Speranza, che ha preso sempre decisioni che non sono mai state semplici e oggi lo sono ancora di meno. Valuteremo tra giovedì e venerdì. C’è un sistema condiviso dalle regioni, che trasmettono ogni giorni tanti dati. Se l’Italia sarà tutta a basso rischio il 3 si rimette in cammino anche perché c’è l’idea di riaprire le frontiere con i paesi europei, ma sempre con grande cautela, perché non possiamo vanificare i sacrifici che abbiamo fatto”.

Alcune Regioni del Sud potrebbero imporre quarantena o limitare gli arrivi optando per misure più restrittive rispetto a quelle nazionali limitando gli spostamenti. Per esempio il governatore della Sardegna vuole una specie di passaporto che testi la negatività al coronavirus ma manca uno strumento valido che certifichi tali esito. Venerdì si deciderà per delle linee guida uniformi in tutta la Regione.

Il ministro per la Salute Roberto Speranza, ospite a Sky, avverte su una possibile seconda ondata:

“Una seconda ondata epidemica è temuta da tutti gli scienziati del mondo e chi ha il compito delle decisioni politiche non può sottovalutare tale eventualità e dobbiamo farci trovare pronti, per questo abbiamo aumentato i posti in terapia intensiva del 115%. Siamo preoccupati dall’ipotesi di una seconda ondata e il paese deve farsi trovare pronto nella sua interezza”.

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