Campania, spiagge libere negate. Ambientalisti: “Incostituzionale. Ci stanno negando il diritto al mare”

Le modalità di accesso alle spiagge campane continuano a suscitare polemiche. Stavolta, gli ambientalisti sono insorti contro i sindaci, rilasciando una serie di dichiarazioni a LaRepubblica.

“La situazione è imbarazzante. Con il pretesto del Covid stanno negando il diritto al mare, a respirare lo iodio, fare attività motoria in riva. Nuotare vuol dire preservare la propria salute e ne hanno diritto tutti i cittadini che abitino o no in Penisola Sorrentina” – hanno detto all’unisono.

Le nuove norme attuate per regolare la permanenza in spiaggia dei bagnanti, prevedono che l’utilizzo degli arenili pubblici sia riservato ai soli residenti. Ciò indubbiamente penalizza coloro che non hanno la fortuna di abitare in zone costiere.

Si assiste a scene di bagnanti allontanati dal suolo pubblico e costretti ad accedere in spiaggia esclusivamente tramite stabilimenti balneari. Questi ultimi, dai prezzi esorbitanti, spesso non garantiscono nemmeno il rispetto del distanziamento sociale, così come denunciato da Giovanni Cirillo. Quest’ultimo, tramite un post diventato virale, ha contestato le modalità di accesso alle spiagge campane.

Claudio D’Esposito, responsabile “WWF Terre del Tirreno”, ha rivelato: “Sono di Sorrento ma risiedo a Milano, quindi rischio di non poter accedere alle spiagge della mia terra. Ritengo che i sindaci stiano abusando del potere di emanare ordinanze. Una cosa è prendere un provvedimento urgente in casi di acclarata emergenza, un altro è quello di emanare ordinanze dittatoriali”.

“Mentre i sindaci emanano provvedimenti per me incostituzionali, gli stabilimenti privati si stanno appropriando delle spiagge libere e fanno pagare per l’accesso al mare. Il vero distinguo è il portafogli: se hai i soldi ti fai un bagno, altrimenti no”.

Raffaele Attardi, di “La Grande Onda”, ha ribadito: “Il mio gruppo è assolutamente contrario al divieto delle spiagge libere ai non residenti. Sono un bene comune e il criterio della residenza non può essere una scelta valida. Non si può accettare che un inglese che risiede in un albergo in costiera possa andare al mare mentre non può farlo chi viene da Napoli”.

Anche Mariateresa Imparato, leader regionale di Legambiente, non ci sta: “Non è ammissibile. Che si fa? Diamo l’accesso solo a chi ha la fortuna di affacciarsi sul mare? Conosciamo le difficoltà degli enti pubblici ma la gestione delle spiagge deve essere una priorità. Chiuderle vuol dire non amministrare”.

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