L’Omelia di Don Patriciello: “In Chiesa l’odio tace. Prima dell’orientamento sessuale viene la persona umana”

paola maria gaglione maurizio patriciello

E’ stata un’omelia difficile quella che Don Maurizio Patriciello ha dovuto fare oggi durante i funerali di Maria Paola. Da un lato i genitori della ragazza morta per colpa dell’altro figlio, ora in carcere ed accusato di omicidio. Dall’altro, il dolore profondo di Ciro che ha perso la persona che amava di più e che ha voluto darle l’ultimo saluto.

Sullo sfondo l’odio transfobico e la difficoltà di accettare chi siamo. Il parroco, che aveva battezzato Maria Paola nel 2003, non è mai entrato nel dettaglio di quanto accaduto. Un’omelia che è quindi rimasta su temi generali come quello della vita e del mondo dopo la morte.

Le parole dell’omelia di Don Patriciello sono riportate dall’Avvenire. Le telecamere e i giornalisti sono infatti rimasti fuori alla Chiesa:

“Quest’ora che ci vede riuniti davanti all’Altare e alla bara bianca nella quale Paola riposa, è un’ora preziosa. Non sprechiamola. Ci prostriamo davanti al Signore del cielo e della terra, innanzitutto per chiedergli perdono. Per i nostri limiti, i nostri egoismi, il nostro stupido orgoglio, i nostri peccati. Questo è il tempo della preghiera, della lode a Dio per il dono immenso della vita, della fede, dell’amore. Oggi, dopo tanto parlare, vogliamo volgere lo sguardo a te, Paola. Sei passata in questo mondo come un fulmine. Trafitta da un raggio di sole per te, troppo presto, è giunta la sera. Una dolorosa, fulminea, terribile sera.

Se la morte mettesse la parola fine alla gioia della vita, ci sarebbe di che disperarsi. Ma siamo in chiesa, una chiesa cristiana cattolica, la stessa chiesa dove sei stata battezzata, anche il prete è lo stesso che solo 17 anni fa, versando un po’ di acqua sul tuo capo ripetè le parole antiche e sempre nuove: «Paola, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Siamo in chiesa, la casa dove rimbomba la voce di Dio, dove si mangia il Pane di vita eterna. Siamo in chiesa, il luogo dove l’odio tace e la speranza avanza. Accompagnare un genitore al cimitero è sempre triste, accompagnarvi una figlia diciottenne è devastante. Troppo grande è il dolore suscitato dalla tua morte, Paola, per poterci illudere di lenirlo con le parole degli uomini.

Parole tante spesso lanciate contro gli altri come se fossero una clava. Parole di menzogne – quante ne vengono dette da mattina a sera! -, parole di maledizioni, di bestemmia. Il Signore, nel quale diciamo di credere, voglia perdonarci. Ma, scriveva don Primo Mazzolari, un mio confratello lombardo morto 60 anni fa: «Non bisogna calunniare l’uomo». Certo, perché l’uomo sa anche pronunciare parole che fanno bene al cuore, parole di conforto, d’ incoraggiamento, di perdono. Ma oggi, pur volendo andare a spulciare le parole più belle pensate e dette dai santi e dai poeti nel corso dei secoli, servirebbe a ben poco.

Perché anche le parole più belle rimarrebbero troppo piccole per tentare di colmare il baratro immenso lasciato da un dolore così grande. Allora non ci resta che correre a bussare alla porta del Vangelo e implorare: «Parla, Signore, che il tuo servo ascolta». Provvedi tu a fare ciò di cui non siamo capaci noi. Consola tu i cuori di tutti coloro che soffrono per la morte di Paola. Spalma tu il balsamo del perdono sulle ferite sanguinanti. Distruggi tu ogni pur minimo desiderio di rivalsa e di odio che tenti di insediarsi nel cuore di qualcuno, aiutaci a capire che si deve volere perseguire giustizia e MAI la vendetta.

Insegnaci, Signore, a coltivare il vero rispetto per tutti. Ad inchinarci davanti alla vita, unica, preziosa e fragile i ogni essere umano. Ricordaci, ti prego, che l’uomo, ogni uomo, è terreno sacro davanti al quale inginocchiarci. Ricordaci che prima dell’orientamento sessuale, del colore della pelle, del conto in banca, viene la persona umana, creata a tua immagine e somiglianza. Aiutaci a rivolgere lo sguardo verso l’alto e respirare un sorso di aria pura. Oggi, secondo la logica umana, in questa chiesa, ci sono tanti vivi e una ragazza defunta. Per i cristiani non è così. Don Oreste Benzi, un sacerdote che presto vedremo sugli altari, rivolgendosi a chi gli voleva bene, disse: « Un giorno vi diranno che don Oreste è morto, non gli credete, è una menzogna».

Vale anche per te, Paola. Davanti a Dio non esiste il regno dei vivi e il regno dei morti, esiste solo il regno di Dio, che abbraccia il tempo, lo spazio, gli uomini e il creato. Da quando abbiamo iniziato a vivere – invisibili puntini – nel grembo delle nostre mamme, ci siamo trasformati migliaia di volte. L’ultima grande trasformazione è la morte. La morte. Per alcuni è il buco nero che risucchia e annulla ogni cosa. Dopo la morte, il niente. Per altri, e noi tra questi, è il trampolino che ci spinge più in alto. “Alla sera della vita ciò che conta è avere amato” scrive san Giovanni della Croce. Tutto passa, solo l’amore resta. E l’amore vero si ribella alla morte, la sfida in duello, l’affronta, la combatte, la vince. Paola, Cristo è risorto e tu risorgerai con lui. O morte dov’è la tua vittoria? Oggi vogliamo pregare per te, Paola, perché il Signore ti tenga stretta tra sue adorabili braccia. E per tutti tutti coloro che su questa terra ti hanno amato e che hanno il cuore trafitto da una spada di fuoco. E tutti insieme, piccoli e grandi, parenti, amici e conoscenti, vogliamo chiederti perdono per non essere stati capaci di custodire la tua fragile e preziosissima vita”.

 

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